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Il viaggio di Fleba

La mostra, alla Farm di Favara, tra distopie e analisi.
Il tempo, il tempo maturo in cui interrogarsi sulla validità, e non consistenza, del nostro vecchio continente, pare essere arrivato. Il ruolo di spettatori del mar -e triste “palco” cimiteriale- Mediterraneo inizia a non bastare, ma a guastare; almeno alle anime più sensibili. E l’interrogazione non può che avvenire attraverso i simboli che la stessa Europa ha rubato da miti e sentimenti topograficamente confinanti, facendoli suoi, costruendosi una confederazione di identità fuse sulla moneta e sulla bandiera.
La mostra #Phlebas2060, a cura di Luca Lagash, Dario Lanfranca, MOG, Nicola Gnesi e Luca Sebastiano Insinga, inaugurata il 10 giugno presso la Farm Cultural Park di Favara, immagina, o forse cattura dal futuro e produce concretamente, una delle più verosimili distopie sociali, le cui frammentarie basi stanno cucendosi tra esse, oggi, in forma di dolorosi ritagli di giornali, che solo lontanamente illustrano i naufraghi, i confini, i ghetti.
Gli “elementi” artistici esposti alla Farm, atipici per coloro che la fruiranno, ma accattivanti poiché decontestualizzati nella sostanza, e dunque enigmi simbolici con cui dialogare, sono il frutto di una residenza dei curatori-artisti sopra citati, durata circa un mese.
I dettagli? Siamo nel 2060, al porto di Marsiglia. Tutto è l’esatto contrario della nostra contemporaneità, senza tempo e argomento. Fleba, il fenicio, migra verso territori in passato spopolati da nomadismi forzati e desertificazioni belligeranti. Sulla sua barca, la bibliografia di un continente esteticamente perfetto, ricchissimo, e nei fatti politici fallimentare.
Se in sottofondo vi fosse un voce narrante, sarebbe quella di Thomas Stearns Eliot, sincretica, modernista, in grado di fornire, in sillabe ritmiche, riassunti della storia umana; se vi fossero dei versi, sarebbero quelli del quarto movimento sinfonico de “La terra desolata”, poemetto a più lingue, molteplice nei personaggi e nelle scenografie geografiche e oniriche; se non ci fossimo noi a osservare la mostra, penseremmo si tratti di un incubo. Che potrebbe avverarsi.

Dario Orphée La Mendola

#Phlebas2060
a cura di Luca Lagash, Dario Lanfranca, MOG, Nicola Gnesi e Luca Sebastiano Insinga
10 giugno 2016
Farm Cultural Park, Favara (Ag)

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