home Gallerie, Interviste, Recensioni ‘La misura dell’inespresso’ alla Galleria Nobili – Paraventi Giapponesi di Milano

‘La misura dell’inespresso’ alla Galleria Nobili – Paraventi Giapponesi di Milano

A Milano, nel cuore di Brera, merita senz’altro una visita Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili, punto di incontro e dialogo tra arte orientale e occidentale. Uno spazio pulito, minimale e disciplinato in linea con l’idea di campo meditativo che diviene, ad ogni nuovo allestimento, luogo di trasformazione di pratica creativa. Paraventi Giapponesi nasce da una matura esperienza antiquariale dei giovani galleristi Alessio e Raffaella Nobili che ne dirigono la gestione e la programmazione espositiva. Da diversi anni, all’attività legata al mercato di antichità giapponesi, la galleria ha ampliato la propria offerta aprendosi al contemporaneo. Organizza e propone mostre personali di artisti giapponesi e italiani nell’ottica di un dialogo tra due mondi, seppur all’apparenza distanti, tuttavia uniti e riuniti, anche grazie a una scelta curatoriale attenta, da una concordanza di senso e sensibilità, dallo studio e ricerca poetica di un racconto ad Arte, qualitativamente sempre raffinato, intenso e profondo.

In tal senso, perseguendo in una fine ricerca etica ed estetica la Galleria Nobili ha inaugurato la propria stagione espositiva con la mostra dal titolo La misura dell’inespresso 沈黙の尺度, occasione in cui il lavoro del celebre fotografo giapponese Yamamoto Masao incontra la suggestiva pittura dell’artista italiano Ettore Frani. Yamamoto Masao presenta sei fotografie dalla magnifica serie Shizuka, esposta in varie occasioni in diverse parti del mondo a partire dal 2012; Frani propone una serie di oli su tavola laccata, di varia dimensione, che, pur rispettando la matrice del proprio linguaggio pittorico, ha appositamente concepita per l’incontro con la fotografia del maestro giapponese. Pertanto, un inedito contatto tra due artisti che, seppur distanti e differenti nella tecnica e modalità espressiva, si ritrovano in un’affinità poetica e suggestiva. In entrambi si ravvisa una sospensione spazio-temporale raggiunta attraverso l’assenza di colore e l’equilibrio tra pieni e vuoti. Il sentore di vago, l’inespresso, il senso di mistero inspiegabile presente nei lavori, sono note percepite, ma non spiegabili razionalmente: esse rimandano alle infinite sfumature del possibile che abitano la Natura, evocando un ideale di bellezza sobrio e pacato, percepibile solo nel raccoglimento della contemplazione, in quello stato emotivo che i giapponesi chiamano seijuku, ovvero di profonda calma nel mezzo dell’attività. Il silenzio che affiora è ottenuto da entrambi grazie ai vuoti abbacinanti dei bianchi, all’infinita gamma di semitoni grigi in tensione lirica con gli sfondi cupi da cui, i due artisti, plasmando lo spazio, fanno emergere l’essere sottraendolo all’oblio dell’ombra. Non a caso risulta secondaria per loro la ricerca di tematiche predominanti, poiché l’attore assoluto non è tanto il soggetto rappresentato, quanto l’inconsistenza del tempo di una realtà che non permane.

Abbiamo chiesto a Raffaella Nobili, art director della Galleria, di raccontarci appunto dell’uomo, della natura e del senso della ‘misura dell’inespresso’ nel percorso espositivo:
“Premessa iniziale è che la predisposizione interiore appare essere una condizione essenziale per entrambi. Il rimando frequente a una natura misteriosa e silente non è semplice coincidenza tematica; indica invece un atteggiamento contemplativo che si accorda con un’abitudine del vivere che predispone l’animo all’istante creativo per entrambi gli artisti; il fare un passo indietro, la riduzione dell’ego al lumicino, il non palesarsi, non appaiono come rinunce a un punto di vista soggettivo quanto scelte che aiutano l’emersione di alcuni aspetti importanti. Sia in Masao che in Frani infatti l’aspetto umano non è distaccato ne è a discapito della natura ma in comunione totale con essa; non si percepisce rottura tra opera e osservatore. Ciò significa che l’uomo è compreso all’interno del processo di accadimento delle cose, di cui il fenomeno artistico non è che uno dei molteplici aspetti. In entrambi gli artisti coesiste il desiderio appena sussurrato di indagine, di approccio rispettoso alla natura e all’arcano che la abita. Spesso infatti sia la pittura di Frani che la fotografia di Masao indugiano a descrivere le zone di confine, quelle aree in cui l’indefinitezza diventa la cifra decisiva di riferimento dell’opera. Guardando di Frani: Il Grande canto, piuttosto che la serie Il velo del mondo il tema non è più  il soggetto stesso ma ciò che sta nelle pieghe, seminascosto: il limes tra cielo e terra in mutevole cambiamento e il rapporto simbolico e chiaroscurale tra il dentro e fuori alla  soglia del bosco. L’utilizzo del nero in sottrazione con la filiazione infinita dei grigi stesi per velature, ribadisce otticamente l’importanza attribuita alle zone d’ombra, concettualmente ed esteticamente. L’aderenza pittorica alla riproduzione quasi fotografica della realtà di Frani gioca ambiguamente con gli aspetti pittorici insiti nella fotografia di Masao. Più in particolare ciò che colpisce al primo sguardo è la mimesis di cui Frani si serve nella riproduzione puntuale del mondo fenomenico, mostrando una perizia tecnica di altri tempi che non si esaurisce mai in un esercizio di stile puro e semplice. Ciò che riesce appunto a trasferire sulla tavola, è infatti citato nel titolo della mostra: l’inespresso. Grazie al non detto la pittura descrittiva del reale allude a una sfera simbolica più profonda, divenendo massimamente evocativa di valori spirituali che attengono all’ambito del sacro. La descrittività miniaturistica non è che un mezzo espressivo ben lontano dall’esaurire il senso ultimo delle sue opere. Il comune sentire è dunque palpabile e intelligentemente avvalorato dalle scelte curatoriali in sede di allestimento. È altrettanto però evidente, in seconda battuta, quanto in Masao l’idea del tempo, non disgiunta da quella di spazio, ricalchi l’eterna ciclicità non solo nei soggetti scelti quanto nella fissità immota in cui gli elementi naturali sono immersi. Come se l’infinito fosse una somma di momenti presenti in successione perpetua. Fotografie quali Unite, Dance E o Free at last condividono simultaneamente l’aspetto della quotidianità e l’aspirazione all’eterno riuscendo nell’impresa titanica di far coesistere la sensazione di immobilità siderale che proviamo contemplando le stelle, e di movimento, dandoci la misura di quanto, di contro, alcune opere di Frani rimadino invece all’aspetto più fugace della realtà”.

Yamamoto Masao è nato in Giappone nella Prefettura di Aichi nel 1957, studia pittura prima di scegliere la fotografia come specializzazione definitiva. Partecipa alla sua prima mostra nel 1994 alla Shapiro’s Gallery di San Francisco; la prima personale alla Yancey Richardson Gallery a New York, nel 1996, lo porta a molte altre mostre negli Stati Uniti.
Dal 2006 espone regolarmente il suo lavoro in gallerie e musei in Europa, Giappone, Russia e Brazile. La copertura mediatica comprende pubblicazioni quali il New York Times e svariate altre testate specializzate. Masao vive attualmente in Giappone a Yatsugatake Nanroku, nella prefettura di Yamanashi, dove lavora a stretto contatto con la natura.

Ettore Frani è nato a Termoli (CB) nel 1978, nel 2002 si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino e nel 2007 consegue la specializzazione in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 1998 comincia ad esporre in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Nel 2010 vince il Premio Artivisive San Fedele. Il segreto dello sguardo ed è finalista al LXI Premio Michetti. Nel 2011 vince la 1a edizione del Premio Ciaccio Broker per la Giovane Pittura Italiana. Nel 2013 vince la I edizione Espoarte awards stagione espositiva 2012/2013 Artista under 45 dell’anno. Nel 2015 è finalista al 16° Premio Cairo. Nel 2016, ad Arteam Cup 2016, vince i premi Special Project Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili, Milano e il Premio Speciale Fabbrica Eos, Milano di Arteam Cup. Vive e lavora a Lido di Ostia (RM).

La Galleria Nobili – Paraventi Giapponesi opera dal 2004 nel settore dell’arte giapponese, principalmente in quello della pittura antica su paravento, ed inaugura nel 2006 il proprio spazio espositivo a Brera nel cuore di Milano. La grande attenzione per la qualità pittorica, artistica e per lo stato di conservazione delle opere trattate è alla base del lavoro dei titolari, sempre attenti a vagliare sul mercato internazionale l’acquisizione di opere che rispettino i suddetti requisiti. Dal 2010 la Galleria ha aperto i suoi orizzonti anche al mondo del contemporaneo, licenziando mostre di artisti giapponesi e non sia all’interno dei suoi spazi che collaborando con prestigiose istituzioni pubbliche. L’intento della galleria è dunque quello di porsi al confine tra mondo orientale e occidentale, ampliando il punto di vista tra antico e contemporaneo con l’intento di una ricerca antropologica attuata nel rispetto delle differenze etniche e culturali e per sottolinearne cambiamenti e persistenze.

La misura dell’inespresso 沈黙の尺度 Yamamoto Masao | Ettore Frani
a cura di Matteo Galbiati
La mostra è visitabile fino al  2 dicembre 2017
Ettore Frani Special Project Arteam Cup 2016
In collaborazione con Arteam | Associazione culturale
Catalogo digitale bilingue italiano inglese Vanilla edizioni con testo critico di Matteo Galbiati

PARAVENTI GIAPPONESI – GALLERIA NOBILI
Via Marsala 4, Milano
Orari: lunedì 15.00-19.00; da martedì a sabato 11.00-13.00 e 14.00-19.00
info@paraventigiapponesi.it
www.paraventigiapponesi.it
Telefono +39026551681

Immagine di apertura: Yamamoto Masao, Unite. Galleria Nobili-Paraventi Giapponesi, ph. Amalia Di Lanno

fotogallery by Amalia Di Lanno