È stata inaugurata il 15 giugno scorso, la mostra “Promessa e nostalgia” di Maddalena Pamio a cura di Ilaria Gianni, presso la galleria romana z2o Project di Sara Zanin. Una prima personale dunque, quella di Maddalena – Treviso classe 1999 – con una serie di opere di piccole e poi medie/grandi dimensioni, al contempo seducenti e poetiche. Fra un universo intimo fatto di oggetti quotidiani e scene quasi fiabesche, con delicati giochi di luce, si ha la sensazione di vivere alcuni “déja vu”, dove l’artista trasferisce una sua memoria fotografico-emotiva. Una pittura delicata su tavole e tele in un percorso espositivo che interviene nello spazio con eleganza leggera e ponderata ritmica, anche frutto dello scouting effettuato dal team della galleria con un egregio lavoro da tutti i punti di vista. Ci invita a questa lettura il testo della curatrice Ilaria Gianni:
“Promessa e nostalgia sembrano appartenere a temporalità opposte. L’una rivolta verso ciò che deve ancora accadere, l’altra verso ciò che è già trascorso. Eppure, nel celebre verso di Patrizia Cavalli, queste due condizioni si richiamano reciprocamente. Maggio e settembre sono soglie. Se il primo irradia come promessa ciò che potrebbe ancora essere della stagione estiva, della sospensione dal quotidiano, il secondo trattiene ancora con forza la memoria come traccia, eco di ciò che è stato: entrambi custodiscono una forma di desiderio. Le opere di Maddalena Pamio prendono forma in questo spazio ambiguo tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora essere. Nitide e sfuggenti allo stesso tempo, racchiuse spesso entro formati minuti, attirano lo sguardo verso qualcosa che appare immediatamente familiare e che desideriamo trattenere, come se avesse il potere di risvegliare una parte profonda e silenziosa della nostra esperienza. Come certi ricordi, le immagini conservano la precisione del dettaglio ma hanno perduto i contorni della loro origine, come se appartenessero a una memoria che ci abita da sempre…. Sebbene alcuni dei soggetti appartengano tradizionalmente al catalogo della natura morta, le opere di Maddalena Pamio sembrano resistere alla logica del genere per affermarsi come nuclei di intensità percettiva offerti al pubblico senza esaurirsi nel loro significato. Portali, quasi, attraverso cui l’esperienza visiva accede a una dimensione ulteriore, avvicinandosi a ciò che Gaston Bachelard nella Poetica dello spazio 1 definisce “risonanza”: forme che non rinviano a una storia particolare, ma aprono a uno spazio interiore, risvegliando una memoria profonda e difficilmente localizzabile.”






In dialogo con l’artista:
N.S.: Maddalena, dal momento della tua formazione ad oggi, quali sono i punti strutturali ai quali hai dato maggior risalto nel tuo lavoro?
M.P.: Ho studiato pittura all accademia di Belle Arti di Venezia nell’atelier del prof. Carlo Di Raco. Grazie all’approccio che ho imparato lì, basato sulla costanza e sulla condivisione collettiva di una stessa pratica, sento di essere riuscita a costruire il mio linguaggio in maniera molto naturale, più che una costruzione pensata a priori potrei definirla una lenta evoluzione. Nel 2023 mi sono trasferita a Torino e ho iniziato a condividere uno studio con Giulio Noccesi, Leonardo Devito e Luca Ceccherini. In questo spazio ha continuato ad evolvere la mia ricerca. Quello che a me interessa di più nel medium pittorico è la sua capacità di restituire attraverso il colore la percezione della luce. Dipingere per me vuol dire indagare le possibilità cromatiche della materia in una ricerca costante, ogni quadro viene creato in maniera non programmatica e intuitiva per restituire atmosfera e luce. Questo metodo di lavoro mi porta a creare tanti strati e una materia morbida e opaca.Mi piace il formato piccolo, mi interessa dare all’opera una presenza quasi da oggetto. La dimensione piccola spinge lo spettatore verso di sé, chiede un tipo di attenzione che di solito riserviamo alle cose a cui teniamo. Spero di riuscire così a creare una relazione intima tra opera e spettatore.
N.S.: Se dovessi descriverci in maniera più stratificata la tua pittura, quali sono gli elementi che metteresti in risalto?
M.P.: La tematica principale del mio lavoro è certamente la memoria. I soggetti dei miei quadri nascono dalla mia necessità di immobilizzare e trattenere qualcosa di vissuto o visto. Spesso sento che la mia vita scorre velocemente e in modo incontrollato, le esperienze si susseguono in grande quantità e sfuggono facilmente. Dipingere mi permette di immortalare le mie percezioni e trattenerle. I ricordi che rappresento non sono però quelli di eventi o narrazioni, ma quelli di visioni e contemplazioni legate più a atmosfere o sensazioni. Posseggo più di un archivio fotografico da cui riprendo i soggetti per i miei quadri. Scatto molte fotografie utilizzando il telefono, faccio screenshot a foto che vedo su Internet e sui social, colleziono cataloghi. Spesso utlizzo più di una fotografia come modello per lo stesso lavoro. La fotografia è molto importante nella mia pratica, la utilizzo come un mezzo per prendere appunti veloci dalla realtà. Il mio scopo però non è mai quello di copiarla bensì quello di utilizzarla per ritrovare l’immagine mentale, il ricordo, che cerco di immortalare. Dipingo perché la fotografia non è mai riuscita a restituirmi quello che cercavo di trattenere.
N.S.: Quali sono i temi che senti più legati al contemporaneo nel tuo linguaggio pittorico e come si pone il tuo sguardo sulla pittura attuale?
M.P.: Penso molto a come fruiamo oggi della visione, a come viviamo insieme alle immagini e, di conseguenza, a come conserviamo i ricordi. Nella quantità e nella velocità con cui consumiamo immagini mi chiedo spesso quanto si stia perdendo, cosa resterà davvero. Penso che la mia pittura risponda a una necessità molto comune nel mondo attuale, quella di riuscire a ritrovare valore e significato visivi in un presente dove è facile perdersi in una sovraesposizione perpetua a immagini di ogni tipo. Quando guardo a pittori contemporanei miei coetanei vedo spesso un ritorno, e una nuova valorizzazione, della figurazione intima, di una scala più contenuta e personale, in controtendenza rispetto alla spettacolarizzazione dell’opera. Mi ritrovo in questa tendenza, penso che questo tipo di attitudine emerga dalla necessità di opporsi a un mondo visivo sempre più virtuale e smaterializzato.
N.S.: Vuoi darci qualche anticipazione sui nuovi lavori che stai preparando?
M.P.: Sto continuando a lavorare ai miei quadri di piccolo formato su legno. Ognuno di essi è una parte di un grande archivio tanto che il loro titolo si compone di un numero sequenziale. Allo stesso tempo sto lavorando a quadri di medio grande formato che mi aprono a delle possibilità narrative che mi interessa esplorare.
Maddalena Pamio
Promessa e nostalgia
a cura di Ilaria Gianni
Visibile fino al 24 luglio 2026
z2o Project, Via Baccio Pontelli 16, 1° Piano – 00153 Roma
https://www.z2ogalleria.it
Orari: da martedì a sabato 12 – 19 :00
T. +39 06 80073146
info@z2ogalleria.it
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