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Massimo Minini: una storia contemporanea

Spazio CONTEMPORANEA a Brescia propone fino al 16 Aprile una mostra sui generis, dedicata ai 37 anni di attività della Galleria Massimo Minini, che nata nel ’73 col nome di BANCO, si trova oggi a essere la decana tra le gallerie bresciane, un grande spazio dove oltre alle mostre è consultabile un enorme archivio di libri, dove studenti approdano per le loro tesi e ricerche, dove si tengono incontri e dibattiti, e la sala maggiore viene spesso prestata per incontri d’arte e architettura. Da Minini sono passati i mostri sacri dell’arte internazionale degli ultimi quarant’anni: da Boetti a Fabro, da LeWitt a Cattelan, da Beecroft ad Accardi, da Paolini a Dan Graham, da Kapoor a Sottsass. La mostra Massimo Minini: una storia contemporanea, da un’idea di Ken Damy, ripropone opere passate in galleria negli ultimi 4 decenni, richiamate per illustrare un percorso iniziato con l’Arte Povera (Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Giorgio Griffa, Salvo), con l’arte Concettuale (Ian Wilson, Dan Graham, Hamish Fulton, Robert Barry, Victor Burgin), con l’Arte Minimal (Sol LeWitt) e con giovani italiani (Alberto Garutti, Michele Zaza, Francesco Clemente), poi proseguito aggiungendo via via giovani dal sicuro avvenire come Maurizio Cattelan, Anish Kapoor, Vanessa Beecroft, Nedko Solakov; infine è arrivata la fotografia sia con la collezione di UAI (di cui una piccola parte è qui visibile) sia con le personali di Ettore Sottsass, Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Elisabetta Catalano, Paolo Mussat Sartor, Mario Cresci, Mario Dondero, Paul Thorel, Franco Piavoli.

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