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Pino Pascali – Dall’immagine alla forma

Nel contesto degli Eventi Collaterali della 58. Biennale di Venezia, la mostra “Pino Pascali – Dall’Immagine alla Forma”, a cinquant’anni dalla scomparsa dell’artista presenta un’inedita rilettura del suo percorso di ricerca affiancando produzione scultorea, produzione filmica e produzione fotografica. Tra i protagonisti dell’arte povera italiana, Pascali (1935-1968) fu postmoderno in senso endogeno ovvero lo fu nei suoi stessi confronti – come scrive nel testo in catalogo Marco Tonelli – applicando “la mutevolezza e l’indifferenza stilistica alla propria opera e soprattutto con ciclicità ad alta frequenza e bassa lunghezza d’onda”. Nei fatti, sosteneva Pascali: “è pericoloso identificarsi con una tecnica manuale. Altrimenti diventa un fatto mitico, inve- ce tutto deve essere aperto, non compromesso.”

Lo sguardo lungo che mette distanza, la fuga da una qualsivoglia identificazione al fatto tecnico-formale, il pensiero limpido e non compromesso sono caratteristiche del lavoro di Pascali che la mostra mette in evidenza. Perché i circa 160 scatti – realizzati e stampati tra il 1964 e 1965 – svelano (pur parzialmente) la metodologia progettuale dell’artista che mediante il disegno e gli ap- punti fotografici non solo documenta la realtà ma la osserva e la analizza, la interpreta, la reinventa. È la presa diretta della realtà a dare forma e corpo all’opera, a nutrirne il racconto immaginifico. Lo scopriamo nelle foto dinamiche dei paesaggi marini, dei pontili e delle passerelle sull’acqua, nelle inquadrature con le barche, nei ritratti dei pescatori, nei primi piani con le pozzanghere, nei dettagli delle navi e dei traghetti (le eliche, le ciminiere, le ancore, le corde); e poi negli scatti di scene agricole, pecore, campi; e ancora, nelle sorprendenti immagini dal sapore neorealista dei bambini che giocano, delle marionette, dei teatrini di strada.

La mostra presentata dalla Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare e curata da Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara attraverso il confronto puntuale tra gli appunti grafici sul taccuino personale dell’artista, le fotografie e alcune opere scultoree e ambientali propone circoscritte sezioni tematiche – “Cose d’acqua”, “Il porto, le barche, il mare”, “Geometrie e moduli”, “Finte sculture”, “Ritorno alla terra, “Giochi d’infanzia”, “Il teatro e la maschera” – che accolgono opere come Gruppo di Attrezzi agricoli (1968), Contropelo (1968), Ricostruzione della Balena (1966),9 mq di pozzanghere (1967) e Botole/Lavori in corso (1968), testimonianze significative dell’incessante capacità di rinnovamento e della varietà estetica della ricerca dell’artista pugliese.

Pino Pascali – Dall’immagine alla Forma

Fino al 24 novembre 2019

Palazzo Cavanis

Fondamenta delle Zattere – Venezia

https://www.labiennale.org/it/agenda/libero-corpo-pino-pascali

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