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Sound Corner/50: Emiliano Maggi

A settembre ritorna l’appuntamento con Sound Corner , arrivato al 50esimo rendez-vous, proposto dall’Auditorium Parco della Musica e a cura di Anna Cestelli Guidi, con il brano “Argenti Dominus Vulpes” (2013-2016; 2’46”) di Emiliano Maggi (Roma, 1977 – vive e lavora a Roma) presentato da Manuela Pacella.

Il poliedrico artista – la cui ricerca spazia dagli scenari psichedelici al simbolismo mitologico passando per la ritualità, l’iconografia rurale e le ipnotiche ambientazioni da horror nostrano anni ‘70 – ha qui proposto un inconsueto progetto sonoro da ascoltare ad occhi chiusi per far riemerge in noi antiche sensazioni.

«La traccia audio contenente i suoni emessi dagli accoppiamenti invernali tra volpi, mandata in loop all’interno dell’Auditorium, potrebbe sortire al visitatore romano lo stesso effetto che agli antichi esercitava l’ascolto dell’eco nelle caverne.
In un ambiente cittadino dedicato al suono, quello prevalentemente umano e culturale, scandito da ritmi, regole, notazioni e composizioni, le grida delle volpi hanno la potenza di riportare l’ascolto al suo stato basale, di primo condotto sensoriale in grado di guidarci nell’oscurità.
»

Così scrive la Pacella in merito alla registrazione dei suoni emessi dalle volpi in amore da parte di Emiliano Maggi. Ululati rubati tramite un semplice strumento di registrazione durante il periodo di accoppiamento tra i mammiferi (gennaio e febbraio) nei boschi della campagna laziale, luogo a lui prediletto sin dall’infanzia. Ne deriva un risultato sonoro, non eccessivamente post prodotto e pulito, che ci rende complici di questa “caccia” amatoriale riportando la mente dell’ascoltatore ai ricordi ancestrali di un umanità primitiva.

Argenti Dominus Vulpes non è solo il titolo di tale brano ma anche di una serie di opere del 2011 che si sviluppavano attorno a una performance in cui l’artista era travestito similmente alle coeve esibizioni da Estasy (suo alter ego musicale) in un mix di umano e animale. In esse Maggi copre il suo volto con un’esuberante e barocca parrucca bianca e le sue mani con guanti dalle unghie dorate mentre appare circondato, anzi quasi sommerso, da strumenti elettronici e da feticci e simboli che sottolineavano il legame tra natura e cultura. Tutto ciò mentre la sua voce veniva sovrapposta e mischiata con i versi delle volpi, divenendo lui stesso il veicolo attraverso il quale il mondo animale riusciva a emergere ed esprimersi.
Oggi, invece, abbandonando ogni camuffamento, Maggi si concentra su quelle primarie registrazioni avvenute sul campo, interesse sul quale ruota anche il nuovo album cui sta lavorando.
Continua la Pacella: «Un “purismo” che lascia la melodia nuda, in diretto dialogo con il nostro senso dell’ascolto, attivato perché non distratto dal visivo. Siamo lasciati quindi liberi di essere posseduti da quelle grida nella notte boschiva del nostro istinto e di attribuire agli amplessi animali sembianze magiche e profetiche

In questo mix di natura e cultura, di animale e umano, di atavico ed contemporaneo l’opera sonora di Emiliano Maggi risuona nello spazio di passaggio tra il foyer della Sala Petrassi e il Teatro Studio Borgna accompagnando il visitatore nel quotidiano flusso della vita: dal passato al presente al futuro.

Auditorium – Parco della Musica

Viale Pietro de Coubertin 30 – 00196 – Roma

infoline: tel. 0680241281

biglietteria: tel. 892101 (servizio a pagamento)

contatti: info@musicaperroma.it | www.auditorium.com