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Con Christo a Iseo si cammina sulle acque.

Ha inaugurato questa mattina The Floating Piers, il ponte pedonale che l’ artista bulgaro Christo ha progettato sul Lago d’Iseo a Brescia, ponte che può contenere fino a 11mila persone contemporaneamente: 5mila indirizzate sul pontile principale (che collega Montisola a Sulzano) e 4.500 sugli altri due tronconi che collegano Montisola all’Isola di San Paolo, di proprietà della famiglia Beretta.

Che cos’è The Floating Piers?

Lo racconta Pietro Marino in questo articolo appena pubblicato sul n. 258 di Segno.

The Floating Piers, l’installazione che Christo ha disteso sulle acque del lago d’Iseo fra giugno e luglio del 2016, non è la più grande e la più costosa fra le molteplici imprese di presa di possesso provvisorio e di spettacolare trasformazione estetica del paesaggio urbano e naturale realizzate dall’artista franco-bulgaro. Eppure segna una svolta per più versi significativa in mezzo secolo di originale presenza sulla scena in- ternazionale, con incisiva parte in Italia. Per la prima volta si tratta di una operazione compiutamente performativa e transattiva: il pubblico è invitato a percorrere i tre chilometri di passerelle che congiungono la sponda di Sulzano all’isola nel centro del lago e la circondano interamente, a contatto con l’acqua flottante lungo i bordi dei 200.000 cubi in polietilene che compongono la struttura. La sensazione meravigliante e periclitante del “camminare sull’acqua” quasi a rivivere il miracolo evangelico è probabilmente la chiave scatenante di un richiamo mediatico trasformato in evento di massa. Avviene così l’esaltazione di un rapporto sinestesico, più che tattile, che l’artista ha sempre ritenuto fondamentale, aldilà degli effetti ottici/cromatici (i tracciati astrattivi fra il giallo-oro cangiante in rosso delle passerelle con gli azzurri di acqua e cielo e i verdi di terra). Specie per i “progetti d’acqua” la cui storia è ripercorsa nella grande mostra a cura di Germano Celant aperta da aprile a Brescia negli spazi del Museo di Santa Giulia, e nell’importante catalogo edito da Silvana. Tentativi non realizzati di floating piers sono documentati nel 1970 a Rio de la Plata e nel 1996 per la baia di Tokio. Ma sono ben sette i Water Projects attuati da Christo con la moglie Jean-Claude (scomparsa nel 2012, il suo nome resta associato anche in quest’ultima impresa). Cominciarono con l’impacchettamento di un tratto di costa rocciosa della Little Bay di Sidney (Wrapped Coast. One Million Square Feet, 1969): prima estensione su paesaggio marino degli “impacchettamenti” surreali e spettrali con teloni di plastica, di edifici, monumenti urbani e ponti che segnarono la clamorosa irruzione della coppia sulla scena europea. Sino al tentativo di im- pacchettare addirittura le acque di Newport (Ocean Front, 1974). Peraltro la mostra di Brescia va ben oltre i Water Projects, proponendosi come la più ampia e completa, forse, antologia di Christo-Jeanne Claude dal 1961 ad oggi. Dispiega collages, disegni, fotografie, modelli come opere autonome che precedono e illuminano le operazioni fisiche, con sensi storicamente alternativi alla Land Art americana. Certo, una lettura complessiva deve includere l’aspetto significante di progettualità da impresa privata autosufficiente, in grado di mobilitare un complesso apparato di competenze, dal management all’ingegneria. Ma questa “arte totale” resta fondata sui principi della leggerezza e della transizione temporale (le installazioni sono tutte removibili e a termine). È mossa dal primato concettuale dell’Idea (il progetto) rispetto alla tecnicalità del prodotto terminale. Sfocia in una sorta di sublimazione di Pittura concreta che ha per tavolozza l’ambiente naturale. Per dire: nel 1983 i due circondarono di tessuto rosa galleggiante, con effetto ninfee, alcuni isolotti della Biscaine Bay a Miami, disegno replicato sul lago d’Iseo con le passerelle attorno a Montisola. Dal 1993 è ancora in progress la copertura con tendoni di tessuto del fiume Arkansas che scorre in un canyon fra le Montagne Rocciose del Colorado, quindi con vista anche da sotto, navigando in barca. Come nei vari grandiosi percorsi a tendoni (dalla rossa Valley Courtain in Colorado 1972 agli “ombrelloni” viola 1984 -91 in Giappone e California ai Gates, le porte con tende gialle in Central Park 2005). Appare così evidente il passaggio dagli austeri Sessanta -Settanta ancora iscritti nella tradizione lunga del Surrealismo da Lautreamont a Duchamp, alla espansione spaziale che sollecita il coinvolgimento della gente, il toccare, il camminare. A 80 anni, sul lago d’Iseo Christo si rimette in gioco, fra terra acqua e cielo.

Pietro Marino

Photo: Riprese dall’alto all’apertura dei cancelli ore 08.00 circa del 18-06-2016.

 

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