Visitare l’esposizione significa esperire un momento di intenso raccoglimento e attenta osservazione, ogni opera richiede un’analisi puntuale e approfondita e, pur mantenendo sempre un filo conduttore con le altre, affronta tematiche differenti, componendo un percorso articolato e coerente, ricco di suggestioni. Per costruire la sua narrazione, l’artista è partito da alcuni temi dalla natura fragile, che ha sviluppato grazie alla complicità con la curatrice, Giuliana Benassi, la cui mano è presente e tangibile soprattutto nel testo situato sulle pareti della galleria. Questo è estratto da una raccolta di racconti dal titolo Sibillina, il quale accompagna e amplifica il percorso espositivo che, con le sue tensioni e i suoi volumi, costruisce un rapporto con l’architettura che l’accoglie, ovvero un’ex cattedrale, di cui sfrutta la forza simbolica rendendola parte del progetto.
Osservando i lavori in mostra, emerge subito come siano le linee e le geometrie a dettare l’ordine installativo. Queste, come suggerisce Pietroniro, sono ispirate e un particolare fenomeno: il movimento migratorio degli uccelli. Questi non seguono percorsi pianificati, ma si lasciano guidare dalle correnti d’aria che incontrano, in una danza che finisce per creare delle linee immaginarie apparentemente irregolari. Allo stesso modo l’artista traccia i propri percorsi, lasciando spazio per errori e inganni ottici, che rivelano infine nuove possibilità espositive. Il grande disegno realizzato a parete ne è un esempio emblematico, qui la grafite modella volumi che sembrano prendersi gioco delle leggi matematiche, suggerendo altre vie. Al centro vi è un ventilatore che richiama il tema delle correnti d’aria, il quale permette una relazione diretta con la scultura posta al centro della sala raffigurante un incudine su cui si poggia una piccola farfalla.


Qui materiali, simboli e contrasti evocano il tema della leggerezza: la compatta solidità dell’incudine si stempera nella realizzazione in ceramica, invece così delicata. Il lepidottero, poi, ha generalmente una vita molto breve, effimera, raffigurando in questa occasione la temporalità, nonché il rapporto stesso con il tempo, connotato dalla sua intrinseca fragilità. Anche il colore regge l’operazione concettuale, in quanto l’artista utilizza paste industriali stratificate, costruendo una superficie densa, quasi scultorea, utile a mettere ulteriormente in esame lo spazio metafisico occupato dai solidi rappresentati sulle tele appese a parete.
Dal lato opposto della sala trovano spazio anche dei disegni a matita di più piccolo formato, prodotto dell’osservazione di alcuni modellini realizzati per poter strutturare le geometrie. Il disegno, nella visione dell’autore, rappresenta il primo gesto istintivo di relazione con il mondo, un ritorno a una dimensione primaria e fanciullesca. Grazie a questi espedienti è allora possibile abbandonare il controllo razionale e accogliere la spontaneità. Fondamentale, in questo contesto, è la relazione con lo spazio e con il pubblico. L’opera non è mai definitiva, ma è un tentativo continuo, sempre a rischio di fallimento, parte integrante del processo creativo.

La mostra si configura allora come un insieme dinamico, dove le geometrie, i volumi, gli errori, riportano ad una perdita di controllo in grado di aprire un canale comunicativo con l’osservatore, invitato a perdersi tra le sue architetture, costantemente in cerca di ridefinizione.
Giuseppe Pietroniro – …Dove tu stai, anche io sarò
A cura di Giuliana Benassi
24 gennaio 2026 – 01 aprile 2026
LABS Contemporary Art – Via Santo Stefano, 38, Bologna
http://www.labsgallery.it
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