Ugo La Pietra alla Casa degli Artisti

Fino al 31 maggio, Casa degli Artisti ospita ERBARIO e GLI INVASATI, il doppio progetto ideato da Ugo La Pietra in occasione dell’Art Week 2026. Un intervento diffuso negli spazi esterni della Casa che mette al centro il valore del fare manuale e della materia ceramica, sviluppando una riflessione sul rapporto tra arte e artigianato, individuo e collettività, paesaggio, memoria.

La mostra, nata dalla collaborazione tra Casa degli Artisti e la Michelangelo Foundation, si inserisce nel più ampio dialogo tra arte, design e mestieri d’arte che ha attraversato la città durante l’Art Week e la successiva Design Week milanese. Il progetto di La Pietra affronta temi profondamente contemporanei quali la trasmissione del sapere, il recupero di un rapporto non gerarchico con la natura e la possibilità di immaginare pratiche collettive fondate sulla diversità. Con ERBARIO, La Pietra torna a confrontarsi con uno dei nuclei centrali della sua ricerca, il “gesto segnico” come strumento di osservazione del reale. L’installazione si compone di dodici libri in ceramica ingobbiata, aperti su leggii e incisi con immagini di erbe spontanee e piante minori. Le tavole derivano dal volume Erbario pubblicato dall’artista abruzzese nel 2021, anche se qui assumono una dimensione fisica e scultorea che trasforma il libro in oggetto-memoria, archivio tattile e paesaggio.

Le erbe raffigurate non appartengono a una botanica monumentale o celebrativa. Al contrario, danno fisicità a presenze marginali, forme vegetali che crescono ai bordi delle strade, nei terreni incolti, negli spazi dimenticati della città e della campagna. La Pietra osserva ciò che normalmente sfugge allo sguardo e lo restituisce attraverso un processo lento, fatto di incisione, manualità e sedimentazione materica. La ceramica diviene così una superficie di registrazione del tempo, un supporto fragile ma durevole capace di trattenere tracce e conoscenze. L’opera richiama idealmente tanto le riflessioni del paesaggista Gilles Clément sul “terzo paesaggio” quanto l’approccio poetico e pedagogico di Leo Lionni, condividendone l’attenzione per ciò che cresce ai margini e per le forme minori della natura. In ERBARIO arte e scienza si sovrappongono senza mai coincidere del tutto, l’archivio botanico diventa diario personale, racconto visivo e riflessione politica sul modo in cui osserviamo e organizziamo il mondo naturale.

Parallelamente, negli spazi esterni della Casa prende forma GLI INVASATI, progetto collettivo coordinato da La Pietra insieme agli artisti e alle artiste in residenza: Matteo Bicego, Mariavera Chiari, Claudia Mendini, Marco El Gato Chimney, Francesco Ciavaglioli e Roxy Ceron. Il punto di partenza è il vaso in terracotta, elemento archetipico e universale. Ogni artista è intervenuto sul medesimo modello sviluppando un linguaggio autonomo, rendendo l’oggetto originario un’opera riconoscibile ma parte di un insieme condiviso. Ne emerge una costellazione di forme differenti che riflette sul concetto di “diversità nella relazione collettiva”, tema ricorrente nella ricerca di La Pietra. Il titolo del progetto gioca volutamente su un doppio significato. Da un lato il vaso come contenitore, dall’altro l’idea di essere “invasi” o “pervasi” dalla terra e dalla materia. La terracotta diventa un elemento comune che unisce pratiche e sensibilità differenti, e riporta al centro il rapporto fisico con il fare e con la trasformazione della materia.

A orientare il cuore teorico dell’intervento è anche una citazione di Ugo Marano, figura fondamentale della ceramica contemporanea italiana, il quale definiva i vasi come “oggetti della lussuria, dell’amicizia, della gioia”. Il vaso smette dunque di essere semplice oggetto funzionale e si trasforma in dispositivo simbolico, forma primaria dell’abitare e della relazione umana. Il progetto di La Pietra sembra allora interrogarsi su ciò che oggi può ancora significare produrre oggetti attraverso il gesto manuale. In un presente dominato dalla velocità delle immagini, dalla serialità industriale e dalla smaterializzazione digitale, la ceramica introduce una temporalità diversa, fatta di lentezza, contatto, trasformazione.

Con ERBARIO e GLI INVASATI, Casa degli Artisti conferma la propria vocazione come spazio di ricerca interdisciplinare e confronto tra linguaggi differenti. Il progetto restituisce centralità alla materia e al lavoro manuale come strumenti attraverso cui ripensare il presente. E la ceramica, in questa visione, diventa un modo di abitare il mondo, costruire relazioni e immaginare nuove forme di comunità.

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