home Mostre Internazionali, Recensioni Uno spazio aperto e democratico: Frieze Sculpture 2019

Uno spazio aperto e democratico: Frieze Sculpture 2019

In attesa di Frieze Art Fair, l’annuale appuntamento fieristico internazionale di arte contemporanea nel Regno Unito, ci siamo immersi nei meravigliosi giardini di Regent’s park nel cuore di Londra, per vivere appieno l’arte aperta e democratica di Frieze Sculpture. Una esposizione unica, la più importante mostra open air di sculture di respiro internazionale che offre l’opportunità di un’interazione diretta, libera e ludica con l’arte. Una naturale full immersion che coinvolge e stimola, in una modalità apertamente fruibile e gratuita, l’interesse di un numero sempre più elevato di visitatori e residenti.

Frieze Sculpture, inaugurata lo scorso luglio al Regent’s park di Londra, vive il terzo anno di residenza all’interno dei meravigliosi giardini inglesi. Una edizione, quella in corso, più che mai ‘monumentale’ vista la presenza di un discreto numero di opere scultoree di grandi dimensioni che rimarcano la sempre più crescente attenzione all’evento da parte di istituzioni e gallerie di rilevata fama. La mostra conferma il valore relazionale, libero e giocoso dell’arte che, travalicando pareti e chiusure, entra nel respiro quotidiano, nei luoghi dove la partecipazione, connessa alla natura dello spazio, diviene piacevolmente attiva. Ecco che i giardini inglesi, luogo di svago e condivisione, si trasformano come riferisce Clare Lilley (direttore del programma allo Yorkshire Sculpture Park) curatrice del progetto, in uno spazio a cielo aperto, accessibile e democratico.

Frieze Sculpture, 2019. Ph. Amalia Di Lanno

Un focus interessante, quello che Frieze Sculpture propone, centrato sul gioco, sulla psicologia e l’importanza del giocare e su come il gioco possa essere disturbato.

Ma veniamo agli artisti. In questa edizione ne sono presenti oltre venti, di differenti nazionalità e generazioni, selezionati da Clare Lilley insieme al direttore artistico di Frieze London Jo Stella-Sawicka. Artisti affermati ed emergenti che, attraverso lavori diversificati, per dimensioni, materiali e soggetti mostrano l’incredibile vitalità, la diversità e la forza della scultura che coinvolge totalmente il visitatore nella congeniale tridimensionalità plastica.

Gli artisti selezionati: Iván Argote, Ghazaleh Avarzamani, Huma Bhabha, Peter Buggenhout, Jodie Carey, Ma Desheng, Tracey Emin, Lars Fisk, Barry Flanagan, Charlie Godet Thomas, Leiko Ikemura, Robert Indiana, Vik Muniz, Zak Ové, Jaume Plensa, Bettina Pousttchi, Tom Sachs, Lucy Skaer, LR Vandy, Joanna Rajkowska, Tai-Jung Um, Bill Woodrow ed Emily Young. 

Tra le tante opere interessanti e stimolanti, quella che maggiormente colpisce per grandiosità e impatto visivo è One through Zero di Robert Indiana, un esempio maestoso del fascino iconico dell’artista americano con il potere dei numeri che simbolicamente disegnano un cerchio, il ciclo della vita dall’UNO che è l’inizio/nascita allo ZERO, il numero della fine/morte. One through Zero è la più grande scultura fino ad oggi esposta a Frieze; ma tra le altre opere di grande effetto ritroviamo anche When I Sleep, figura in bronzo commovente e inquietante al contempo lunga quasi 4 metri, opera dell’artista britannica Tracey Emin. Proseguendo giocosamente nel percorso sostiamo davanti a una riproduzione grandezza naturale di una macchinina Jaguar E-Type Matchbox del 1973, Mnemonic Vehicle No.2 del brasiliano Vik Muniz, un auto che ci parla di ricordi d’infanzia e fa domande sulla storia dell’arte; proseguendo oltre, ci fermiamo quasi ipnotizzati da un’altra figura bronzea alta tre metri, un extraterrestre o indigeno del futuro potremo dire, che compenetra l’antico e il fantascientifico, l’opera è della pakistana Huma Bhabha attualmente in mostra per la prima volta alla Gagosian di Roma. 

Huma Bhabha, Receiver, 2019. Ph. Amalia Di Lanno

Riguardo gli specifici lavori, anche Clare Lilley riferisce, nella presentazione del progetto, la difficoltà di porre in evidenza un lavoro anziché un altro: Difficile parlare di highlights in questa esposizione, tuttavia bisogna parlare di Robert Indiana poiché è stato davvero impegnativo averlo portato a Frieze, averlo portato a Londra, fin quando non sei davanti la sua opera e ne comprendi il senso della natura fisica. Inoltre, sono entusiasta di avere in questa esposizione un lavoro di Huma Bhabha. Una importante artista nata e cresciuta in Pakistan e che vive a New York.

L’accessibilità di tale progetto è unica, un fattore che incrementa non poco le visite, permette a tutti di entrare a stretto contatto con l’arte senza intermediazioni o limitazioni. Pertanto, nell’ambito dei tour dedicati all’arte moderna e contemporanea internazionale, Frieze Sculpture figura senz’altro come una tappa da segnare, grazie ai fattori che la contraddistinguono in termini espositivi, modalità di fruizione, quantità e qualità dei lavori presenti, una preziosa anteprima dell’attesissima Frieze Art Fair.

Frieze Sculpture sarà visibile e vivibile fino alla chiusura dell’art week londinese prevista per il 6 ottobre 2019. La mostra è accompagnata da un audioguida gratuita di Clare Lilley nella nuova app Frieze Art Fairs.

Frieze Sculpture
Fino al 6 ottobre 2019
Regent’s Park
Chester Rd, London NW1 4NR – Regno Unito

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