home Biennali, Brevissime, Grandi mostre Autostrada Biennale: gli artisti della seconda edizione

Autostrada Biennale: gli artisti della seconda edizione

Il tema della seconda edizione sarà La Rivoluzione Siamo Noi e si svolgerà dal 21 luglio al 21 settembre 2019 a Prizren, in Kosovo con l’inaugurazione il 20 luglio. Il curatore della seconda edizione di Autostrada Biennale, Giacinto Di Pietrantonio, spiega:

È naturale che vivendo in un mondo in cui la virtualità è diventata cruciale per la nostra esistenza, la prima cosa che facciamo quando abbiamo un’idea è trovare un riferimento, il che significa andare su internet e cercare su Google notizie o riferimenti a conferma la nostra idea. Se cerchiamo “La rivoluzione siamo noi” su Google, troviamo 27.000.000 risultati in 0.47 secondi. Un numero colossale. Tuttavia, per chiunque lavori con l’arte, è molto incoraggiante vedere che il primo risultato che appare è quello di Joseph Beuys del 1971, con il titolo “La Rivoluzione Siamo Noi”.

Il titolo non è stato tradotto, perché Beuys ha chiamato il pezzo in italiano, visto che il lavoro è stato pensato e realizzato in Italia. Una grande carta stampata, una sorta di poster, prodotta dalla Modern Art Agency di Napoli. Una stampa a getto d’inchiostro di 185 x 106 cm con 180 copie in cui viene mostrato Beuys che cammina verso di noi con il suo cappello di feltro in testa, una camicia bianca con gilet da pescatore, jeans, stivali e una borsa a tracolla.

Questa è una delle opere d’arte contemporanea che preferisco sia per ragioni formali che per quelle del suo contenuto. È l’unica cosa che farei su un’isola deserta. Quindi, è un lavoro che tengo con me per molti anni, da quando l’ho saputo. Poi, alcuni anni fa, sono riuscito a procurarmene una copia e l’ho installata all’ingresso di casa mia. Infatti, chiunque venga a trovarmi è accolto non solo da me, ma anche da Joseph Beuys che cammina dietro di me verso l’ospite, e in quel momento, Beuys, io e l’ospite o gli ospiti diventiamo “Revolution Is Us”.

È chiaro che al giorno d’oggi, ancor più di qualche decennio fa, la parola rivoluzione sembra sospetta, dato il crollo delle grandi narrazioni che promettono la rivoluzione fin dall’Illuminismo, siano esse di destra o di sinistra. Quelli che hanno prodotto i famosi drammi del 20 ° secolo, e per i quali ognuno alla fine del secolo ha avuto tanta fretta di seppellire la parola rivoluzione. Sfortunatamente, così facendo, hanno sepolto anche le utopie e le speranze per il futuro che la parola rappresenta.

Tuttavia, ciò che “La Rivoluzione Siamo Noi” mi fa pensare non sono tanto le rivoluzioni politiche, ma quelle personali, e nel caso dell’arte, quelle linguistiche. L’arte è, anche quando non sembra apparire in quel modo, sempre portatrice di novità, apertura, cambiamento e soprattutto libertà. Non ho mai pensato che l’arte fosse semplicemente estetica, o puro piacere contemplativo, ma come espressione umana piena di etica ed estetica. Ma soprattutto come estetico al servizio dell’etica, come suggerisce Walter Benjamin, e al quale in qualche modo questo lavoro deve anche qualcosa all’opera “Wanderer above the Mist” del 1818, di Caspar David Friedrich.

È noto che Benjamin ci parla del dipinto “Angelus Novus” del 1920, di Paul Klee, che ritrae l’angelo della storia con il suo corpo rivolto verso il futuro mentre il suo volto e lo sguardo sono rivolti al passato, e quindi tra il vecchio e nuovo Mentre Friedrich nel 1818 ‘Wanderer above the Mist’ ritrae una figura solitaria dell’uomo e artista viaggiatore romantico che guarda una grande distesa di nebbia con le spalle rivolte a noi. È la romantica solitudine dell’uomo di fronte alla grandezza della natura che Beuys replica nell’opera fotografica “Difesa della Natura (clavicembalo)” in 99,5 x 67 cm. nel 1981, esattamente dieci anni dopo “La Rivoluzione Siamo Noi”.

Troviamo qui molte delle questioni urgenti della società contemporanea, che vanno dal rapporto con la società, la storia, la natura, il nostro essere nel mondo, non in un modo descrittivo-didattico o passivo, ma attivo e in movimento verso il futuro. Non in modo didattico, altrimenti non sarebbe arte, ma in modo attivo, e quando dico attivo non mi riferisco ad un’idea di attivismo, ma a quel cambio di coscienza che ogni opera d’arte provoca più o meno. In effetti, bisogna dire che l’opera di Beuys non ha nulla di “rivoluzionario” dal punto di vista di un’iconografia didattica che avrebbe dovuto contenere un simbolo politico. In questo caso, i verdi tedeschi, o simili.

Il lavoro indica il viaggio verso e dentro e per il mondo. Come suggerisce “La Rivoluzione Siamo Noi”, dobbiamo muoverci verso il futuro, perché non siamo angeli colpiti dalla tempesta del paradiso, e nemmeno noi siamo viandanti immobili e contemplativi di un mare di nebbia, la metafora di un futuro incerto. Ma, come l’arte, siamo esseri in movimento, che camminano verso il futuro, che, anche se incerti, dobbiamo sempre cercare. Ed è questo futuro che stiamo cercando di capire con la nuova edizione della Biennale di Autostrada e con gli artisti invitati:

Giulio Alvigini (Italy), Apparatus 22 (Romania), Levent Bütüçi (Kosova), Nemanja Cvianovič (Croatia), Lana Čmajčanin (Bosnia and Herzegovina), Mirza Dedač (Serbia), Jan Fabre (Belgium), Jakup Ferri (Kosovo), Lek M. Gjeloshi (Albania), Emre Hüner (Turkey), Hristina Ivanoska (North Macedonia), Lorena Kalaja (USA), Sanja Latinović (Serbia), Iva Lulashi (Albania / Italy), Mucci Comics – Marco Mucci and Matteo Pomanti (Italy), Fatmir Mustafa – Karllo (Kosova), Orkide Collective (Kosova), Anatoly Osmolowski (Russia), Adrian Paci (Albania), Tommaso Pincio (Italy), Ilija Šoškić (Montenegro), Somer Şpat (Kosova), Giuseppe Stampone (Italy), Lola Sylaj and Dardan Zhegrova (Kosova), The Cool Couple – Niccolò Benetton and Simone Santilli (Italy), Francesco Vezzoli (Italy) and Driant Zeneli (Albania).