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Compagni di strada, Fondazione Museo Pascali

«11 gennaio 1965: è la data della prima mostra di Pascali alla galleria La Tartaruga. Il momento era dei più favorevoli: sulla scia del New Dada e della Pop Art americana, e proprio intorno alla galleria di Plinio De Martiis, s’era affermata a Roma una generazione di giovani artisti: Schifano, Kounellis, Festa, Angeli, Fioroni, Ceroli. Il rischio, se mai, era di farsi assorbire dal gruppo. Ma quella di Pascali non era una mostra qualsiasi.» (Vittorio Rubiu, Vita eroica di Pascali).
E tuttavia, a circa cinquant’anni dalla morte del grande artista pugliese – scomparso prematuramente ed accidentalmente nel 1968 -, ci si chiede che ruolo abbia avuto il confronto tra questi artisti romani negli anni ’60 e quale sia oggi il valore storico e sociale dei loro scambi culturali. Tali interrogativi sono oggetto d’elezione di Compagni di strada, esposizione a cura di Lia De Venere per la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (30 novembre 2013 – 26 gennaio 2014), che riunisce lo storico gruppo della Scuola di Piazza del Popolo, con Pascali quale leader e al suo seguito Jannis Kounellis, Tano Festa, Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Franco Angeli, Mario Ceroli, Renato Mambor, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi. Sedotti dallo spirito pop – americano e dal New Dada, entrambi portati in auge dalla XXXII Biennale di Venezia nel 1964, che vede Robert Rauschenberg vincitore del Gran Premio -, gli artisti italiani elaborano tratti originali, spesso iper-oggettivi che caratterizzano tutta la breve esperienza “pop” italiana. Gli universali linguaggi alfanumerici di Kounellis, le sculture altamente scenografiche di Ceroli, le rielaborazioni segniche e simboliche di carattere ideologico di Angeli, le accese variazioni cromatiche di Festa, le pitture sulla Natura di Schifano, le “sequenzialità dinamiche” di Mambor, il mondo onirico di Fioroni, i Gesti tipici di Lombardo e i patchworks imbottiti di Tacchi (tutti lavori esposti in mostra) rinnovano la loro reciprocità spaziale e relazionale con le opere – della collezione permanente del Museo – di Pascali.

Oltre a tracciare adeguatamente una ricostruzione storica del fermento degli anni ’60 in area romana (e al contempo a mostrarci gli sviluppi più recenti delle poetiche dei singoli artisti), la mostra pone l’accento su una riflessione, invitando a chiedersi a quali condizioni sia possibile parlare di scambi tra gli artisti. Induce quindi al confronto tra il contesto culturale dei Sessanta in cui il mezzo era già diventato il messaggio – secondo l’intuizione di Marshall McLuahn (Il mezzo è il messaggio, saggio del 1967) – e quello odierno, in cui la globalizzazione permette di consumare uno scambio rapido, sottratto quasi furtivamente ai legittimi interlocutori.

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