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Eliza Macadan

1) Ammazzare il tempo: con quali armi?

Impossibile, non esistono armi. E poi, perché farlo? Il tempo è l’unico alleato che abbiamo – ma è anche l’inganno che sta alla base del nostro esistere. Sono pochi gli umani che riescono a vedere oltre il velo gettato dal Creatore in uno scherzo supremo, come per dire: vediamo come ve la cavate con questa. Percorriamo i primi anni ignari, le domande sul tempo non esistono nella mente di un bambino. Man mano che si va avanti questa domanda cresce e sono gli adulti che fanno di tutto per coltivare prima possibile i semi che porteranno a quello che usualmente chiamiamo coscienza di sé. I sistemi socio-educazionali fanno a gara nel rapire l’essere alla sua eternità, sotto vari pretesti o meglio con vari inganni. I piccoli umani sono gettati intorno all’età di tre anni in un sistema carcerario dal quale non usciranno mai più. La libertà tanto acclamata ci viene tolta quasi subito, come se non fosse stato già un trauma suficiente sbarcare in questo mondo, senza scegliere, arrivare qui e passare anni per acclimatarci, lottare per rendere il nostro organismo capace di respirare e resistere alle condizioni chimico-biologiche terrestri. Una volta avvenuto l’adattamento, si cambia rotta e si entra nella corsia comune del correre verso nulla. Magari contro il cronometro. Per andare fuori tempo. Ecco pronto un paradosso simpatico. Quando voglio ammazzare il tempo mi lascio avvolgere da esso, mi abbandono, e il dover fare perde significato. Tutto intorno è tempo, l’unica arma che uccide mentre la abbracci. Mi lascio dondolare dal tempo. Mi fermo e lascio fare a lui. Sono sua figlia. Gli do ascolto.

 

2) “Da qui all’eternità”: è un lungo viaggio, in quale stazione fermarsi?

Le stazioni? Più o meno quelle a cui ho accennato prima… Ma non contano poi più di tanto, voglio dire: sarebbe ideale non pensare alle stazioni. Perché è tra le stazioni che succede tutto. Abbiamo due stazioni obbligatorie e tante facoltative. Tra nascita e morte potrebbe esserci l’amore o il suo gemello, l’odio, l’attesa o la pace.  La compassione o sua sorella, l’indifferenza. Ci possono essere voragini o campi fioriti, mari, deserti, bufere di neve o di sabbia, piogge ripide e arcobaleni che ti portano a Soli che si stanno asciugando la faccia. E Luna tutte le notti, anche nel buio, ma solo girata di spalle, e fuochi di stelle che scorrono veloci nelle nostre vene. Tutto inorno si muove. Basta guardare un punto fisso per non cadere nella propria vertigine. Sono solo punti, punti invisibili quelli in cui ci fermiamo.

 

3) Scrive Montale: “…..L’attesa è lunga, il mio sogno di te non è finito”. Ma i sogni finiscono? O si interrompono?

Il sogno è la nostra vita qui. E finisce o si interrompe, dipende come la vogliamo mettere, in che tipo di formula logico-linguistica. Finitudine, interruzione, fermate sono invenzioni linguistiche estremamente dannose per la salute della nostra esistenza. 

La finitudine tanto lodata dall’uomo non è che un suo giocattolo, che da solo si è costruito nell’atelier in cui forgiava lingue/ parole/ concetti… insomma tutto questo armamentario che riempie gli spazi vuoti della nostra mente. Abbiamo un terribile orrore del vuoto. Ogni spazio vuoto, anche quello mentale!, lo vogliamo riempire. Non penso sia sempre una cosa sana – anzi, è tutto il contrario, ci vogliono spazi vuoti, puliti, per far circolare l’aria, le correnti. 

Montale a questo punto della sua opera, credo ai tempi de La Bufera, fa riferimento a un universo concentrazionario così trascorso anche linguisticamente e ancora così essenzialmente montaliano/italiano che forse senza che ce ne accorgessimo è davvero finito.

 

4) “Sarei inarrestabile se solo riuscissi a incominciare”: quali pronostici per il “quando”?

Non saprei, ogni religione si è creata un suo “quando”. Ogni individuo ha il suo, invece, ma è solo per ingannarsi. 

 

5) Ieri, oggi, domani: un labirinto dove perdersi o ritrovarsi? 

Assolutamente no. Una spirale. Una colonna verso l’Infinito, la spirale ascendente di Brancusi… 

 

6) Che cosa fischietti a tempo perso?

Mi capita di rado di fischiettare. Anche perché non sono stata capace di imparare questa tecnica – mi affascinava quando da piccola mio nonno lo faceva. Fischiettava mentre andavo con lui a cavallo, sulle colline, quando andava a sorvegliare le sue terre, come per assicurarsi che non fossero sparite durante la notte, che non gli fossero state rubate. Fischiettava canzoni popolari molto tristi. Ma io non percepivo la tristezza, da me arrivava solo bellezza, armonia, pace. La tristezza ci arriva più tardi. Conoscevo solo il gusto della felicità a quei tempi. Ora io ascolto soltanto. A tempo perso ascolto. Voci, suoni, segnali di frequenze che s’intrecciano con la mia. Sperando di sentire di nuovo quel sapore…

 

7) Un giornalista ha chiesto in una intervista a John Lennon: prevedi un tempo in cui andrai in pensione? Le leggende non vanno mai in pensione, o no?

Ma sì che ci vanno, alcune leggende sono messe fuori dalla circolazione, per lasciare posto ad altre, capita anche ai miti… Sono lasciati da parte, in una specie di ibernazione o meglio di glaciazione. Poi, alcune parti di loro le identifichiamo in altri … miti. E’ una specie di riproduzione misteriosa, lontana dalle nostre capacità di comprensione.

 

8) Ogni “sabato del villaggio” allude a delle aspettative: quali sono le tue, quelle che reputi migliori?

Che sia per sempre il sabato di Leopardi. Un tempo fuori dal tempo come quello dell’infanzia, non della giovinezza. Il tempo dove tutto è immobile. Tutto è uguale, anche le mattine quando ci si sveglia per ritrovare gli stessi giochi del giorno prima, lasciati lì a riposare. E bisogna affrettarsi a ricominciare a giocare per andare a dormire dondolati dalla Divinità che ti parla con la voce della nonna e pensare che domani tutto sarà come prima di addormentarsi. 

 

9) Nell’Eclipse, dei Pink Floyd, il testo “it’s all dark” non prevede l’attesa di un’alba, di un lato illuminato della luna. E’ solo un’illusione?

Non è affatto un’illusione. Il nero, il buio, una certa sfumatura di oscurità è la sede del Mistero. Miserioso vuol dire anche nascosto alle nostre facoltà. Nella canzone dei Pink Floyd si sottolinea questa parte oscura dell’essere, di ogni essere. It’s all dark è l’affermazione della Luce. C’è da qualche parte una Luce infinita che illumina tutto. Noi siamo particelle di materia, attraversate da quella Stessa Luce.

Eliza Macadan