home Recensioni Fourteen Artellaro 2018

Fourteen Artellaro 2018

Fourteen Artellaro ospita la terza edizione de La Superficie Accidentata a cura di Gino D’Ugo. È lo stesso D’Ugo a esplicitare l’intimo principio che sottende alla rassegna tutta, restituendo doverosamente all’arte il suo ruolo di interpretazione, di denuncia altresì di protezione delle cose essenziali:

“La superficie accidentata è una superficie che non presenta più la caratteristica dell’immacolato, del semplice, dell’inespressivo e del vacuo. Ha i segni e la memoria di accadimenti, è un luogo sconnesso e impervio, ha i suoi rilievi e le sue profondità, le sue scomodità se non i suoi tormenti. Spalanca le finestre e abbatte le superfici per vedere cosa c’è dentro se non dietro. Non consente che qualsivoglia cosa attecchisca facilmente e maggiore è la sua profondità maggiore diventa il lavoro volto a svelare i suoi enigmi e le sue memorie. Così la white box di Tellaro si prepara all’accidente creativo o forse a svelare accidenti sociali e psicologici del nostro quotidiano o del nostro remoto”.

La Superficie Accidentata ospita nel lungo arco temporale in cui si dispiega Mauro Folci, Christian Ciampoli, Giovanni Gaggia, Marina Paris, Alessandro Brighetti, Davide Dormino, Paolo Assenza,  Iginio De Luca, Caterina Silva, Igor Grubic, Corinne Mazzoli, Radio Zero.

Protagonista del terzo appuntamento è dunque Giovanni Gaggia con Tutto l’inizio, la fine. Gaggia è sempre amorosamente versato in un tempo interiore, un tempo lento, diluito, di meditazione, un tempo necessario a penetrare le pieghe dell’anima, a ricomporre frammenti di vita e d’arte che sussumono in una fenomenologia dello spirito. È, il suo fare, un inventario di Memorie, personali e collettive, che intreccia le vicende individuali a quelle dei grandi fatti storici che con le loro stigmate hanno segnato l’Italia degli ultimi cinquant’anni e più.

Dopo i fondamentali passaggi di Inventarium/Quello che doveva accadere che accendeva un focus sulla Strage di Ustica ed I libbra sunnu labbra in cui Gaggia dialogava e ricamava con i parenti delle vittime di mafia, l’artista pergolese torna con Tutto l’inizio, la fine a tessere la sua struggente poesia in una dimensione liquida che ancora una volta stringe nel suo nodo aspetti emozionali, sociali, antropolgici, politici. La vocazione all’interrelazione con l’altro da sé trasmuta in discorso tattile, si verga in un ductus paziente: un mestiere antico ed apostolico diviene gesto demiurgico che possiede qualità rapsodica e rituale. Se già Talete di Mileto riteneva l’acqua principio di ogni cosa, in quest’ultimo appuntamento di Gaggia il mare si rivela misticamente essere l’alfa e l’omega dell’opera umana tutta.

Scrive Gino D’Ugo in un approfondimento sulla poetica di Gaggia:

“Giovanni Gaggia è a Lerici, l’estate è esplosa in questi giorni e i turisti affollano le spiagge anche nei giorni infrasettimanali. Ma il suo non è un appuntamento turistico, tutt’altro, sarebbe potuto succedere anche d’inverno. L’incontro è quello con Gianni Grillo, il pescatore, per essere nel viscerale rapporto con l’uomo e il mare. Necessità e mani sapienti che intrecciano e annodano, trasmissione e applicazione. Giovanni si ingaggia in un rapporto con le cose primarie ed essenziali del quotidiano con l’intenzione di apprenderlo, salvarlo e restituirlo. La cucitura e la sutura su cui elabora ormai da tempo il suo rapporto con l’arte e il dialogo con l’uomo si fa riparazione delle reti da pesca come incipit di un rapporto tra l’essere e l’infinita simbologia del mare, dove tutto torna rimescolando al tutto il passaggio dell’esistenza. Il rapporto con Gianni è sul fare e sul dialogo, sulla tensione delle reti da riparare e su nodi che accompagnano simbolicamente quelli del racconto di un’esperienza, quelli che al mare torneranno a sciogliersi”.

Giovanni Gaggia | TUTTO L’INIZIO LA FINE

FourteenArTellaro

dal 22 giugno al 6 luglio

Piazza Figoli, 14 Tellaro (SP)

Nell’ambito della rassegna “La superficie accidentata”

a cura di Gino D’Ugo