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Gangnam for Freedom, Anish Kapoor & friends

Gangnam Style diventa oggi Gangnam for Freedom, un omaggio video a sostegno del dissidente cinese Ai Weiwei e un inno alla libertà d’espressione, grazie all’artista Anish Kapoor che ha realizzato, insieme a un nutrito gruppo di amici del mondo dell’arte, la sua versione della hit divenuta simbolo di protesta. Ha la stessa camicia rosa, le stesse manette che Ai Weiwei indossava nel suo video di protesta Caonima Style, una striscia di nastro adesivo sulla bocca e una maglietta con il volto dell’artista cinese. Con l’aiuto del coreografo Akram Khan, ballerini, attori, musicisti, insieme ad artisti e performers – quali Deborah Bull, Tamara Rojo,  Tino Sehgal, Mark Wallinger, Bob e Roberta Smith – hanno eseguito la danza di protesta di Ai Weiwei, con maschere sul volto di perseguitati, prigionieri politici e di coscienza: sullo sfondo i nomi di altri perseguitati, tra i quali figurano le Pussy Riot e Roberto Saviano. “Il nostro film si propone di fare sul serio il punto sulla libertà di parola e la libertà di espressione. – ha detto Kapoor – La nostra speranza è che questo gesto di sostegno per Ai Weiwei e per tutti i prigionieri di coscienza sarà ampio e contribuirà a sottolineare l’importanza che queste libertà hanno per tutti noi“.

Il video contiene contributi di musei di tutto il mondo – tra cui il MoMA, Guggenheim, Philadelphia Museum of Art, Brooklyn Museum il Museum of Contemporary Art San Diego, Hirshhorn Museum Smithsonian, Serpentine Gallery – di fondazioni quali Amnesty International e Liberty, di curatori, artisti e operatori del mondo dell’arte quali Demetrio Paparoni, Lisa Appignansi, Helen Bamber, Richard Wentworth, Norman Rosenthal, che si sono messi in gioco ballando in una sorta di flash mob per la libertà di espressione.

La personale versione di Ai Weiwei di Gangnam style, il video musicale del rapper sud coreano Psy, era diventato in pochissimo tempo uno dei più visti della rete e non era piaciuto alla Cina, che lo aveva subito censurato, bloccandone la visione sui siti cinesi. Il popolare artista e dissidente Ai Weiwei, autore tra le altre cose dello stadio di Pechino il ‘Nido d’Uccello‘ e dei Sunflowers’ seeds alla Tate Modern di Londra, un mese fa aveva girato, con l’aiuto di alcuni amici, nel giardino del suo ex-studio  di Pechino (abbattuto dalla autorità cinesi qualche mese fa per presunta evasione fiscale), una sua versione del noto pezzo, chiamandola ironicamente Caonima style, un termine che in mandarino significa ‘erba fango cavallo’, e che foneticamente è molto simile a quella usata in gergo per esprimere un insulto rivolto alla madre. Nel video di Ai Weiwei si vede il dissidente che, affiancato da due ragazze e indossando un abito nero e una camicia colorata balla sulle note del famoso pezzo, estraendo ad un certo punto dalla tasca delle manette e facendole volteggiare, con chiaro riferimento al periodo di 81 giorni di detenzione subiti per volere del governo di Pechino, ufficialmente per questioni fiscali, ma in realtà legati alla sua attività di dissidente e di contestatore dell’establishment politico cinese. E probabilmente è stata principalmente questa trovata delle manette a non andare giù alla Cina, tanto da decidere di censurare il video, visibile ora solo su Youtube (che in Cina non è accessibile a meno che non si abbia una vpn, un software cioè che consente di evitare la censura del grande fratello cinese) ma non sugli equivalenti cinesi come Youkou, sui quali pure era stato inizialmente pubblicato.

A riguardo Ai aveva pubblicato un tweet, “Tutto quello che resta è un cavallo di fango ed erba” .“In 60 anni i cinesi non hanno mai visto una scheda elettorale. Non c’è ‘istruzione per tutti, non c’è assicurazione medica, non c’è libertà di stampa, non c’è libertà di parola, non c’è libertà di informazione, non c’è libertà di vivere e muoversi dove si vuole, non c’è magistratura indipendente, non c’è nessuno controllo sull’opinione pubblica, non ci sono sindacati indipendenti, non ci sono forze armate che appartengono alla nazione, non c’è la protezione della costituzione. Tutto quello che resta è un cavallo di fango erba.”

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