home Notiziario Genio e regolatezza. Il realismo poetico di Jakob Tuggener

Genio e regolatezza. Il realismo poetico di Jakob Tuggener

Di se stesso diceva: «Seta e macchine, questo è Tuggener». Per averne la conferma basta visitare le due esposizioni che la Fondazione Mast di Bologna dedica, per la prima volta in Italia, a questo artista considerato uno dei dieci più importanti fotografi industriali al mondo. Di più, Jakob Tuggener (1904-1988) è indicato come uno dei fondatori della fotografia svizzera moderna, oltre che pittore e regista. Le sue immagini risultano ancora oggi attuali e moderne, nonostante siano state scattate e filmate negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. «Mio marito era estremamente selettivo e poco propenso ai compromessi, nello stesso tempo in famiglia era molto affettuoso», racconta Maria Tuggener, sua terza moglie, ora presidente e unica responsabile della Jakob Tuggener Foundation. «Per il novanta per cento del suo tempo era impegnato a produrre. Quella era la sua vita. Riusciva a entrare in relazione con i soggetti che ritraeva perché era molto aperto, ma preferiva frequentare poche persone. La nostra era una vita piuttosto indipendente, ma non gli facevo mancare il mio sostegno, senza interferire più di tanto». Ciò spiega in parte perché, fino alla recente riscoperta, Tuggener fosse poco noto al grande pubblico. Persino Martin Gasser, direttore della Fondazione Svizzera per la fotografia, che pur ne conosceva il lavoro, gli ha consacrato una corposa monografia solo dopo la sua scomparsa (Martin Gasser, Jakob Tuggener, Photographs, Scalo 2000). Eppure le opere di questo foto-artista destano un profondo impatto emotivo e poetico. Due i temi in mostra: il primo dedicato al lavoro nelle fabbriche svizzere, con 150 stampe originali tratte per la maggior parte dal libro Fotografico Fabrik (1943), l’opera che lo aveva lanciato e gli aveva aperto le porte a collettive importanti e alla Prima Mostra Internazionale Biennale di Fotografia di Venezia, nel 1957. Il secondo presenta invece immagini e proiezioni tratte da Nuit de Bal, protagonista l’alta società, con i balli eleganti, gli eventi mondani e il corollario di camerieri, musicisti, cuochi e maître. Due mondi antitetici esplorati con la stessa acutezza. Jakob Tuggener aveva seguito un apprendistato come disegnatore tecnico in un grande stabilimento di Zurigo, dove aveva cominciato ad apprendere anche la fotografia. Aveva in seguito studiato grafica, poster design, fotografia e regia alla Reichmann Schule di Berlino, tra il 1930 e 1931, restando molto influenzato dal cinema espressionista tedesco degli anni Venti. In Svizzera lavorava come fotografo freelance. La collaborazione con Maschinenfabrik Oerlikon (MFO), una fabbrica di Costruzioni meccaniche, fu determinante per la sua carriera, grazie all’incarico di realizzare vedute interne della fabbrica per la rivista aziendale, poi confluite nel libro Fabrik. Molti altri lavori, per i quali Tuggener aveva preparato lay-out pronti per la stampa, restarono inediti. Per esempio la magnifica serie dei balli, ma anche quelle che riproducono le ferrovie, il lavoro rurale, le navi e le auto da corsa. Il suo vero lancio si deve al grande maestro della fotografia Edward Steichen, che aveva esposto dieci sue foto nella mostra Post-War European Photography al Museum of Modern Art di New York, nel 1953 e, successivamente nel 1955, altre due nell’ambito di The Family Man, la famosa mostra da lui curata al Moma. In particolare la foto Arms of work, raffigurante muscolose braccia di lavoratori, riprodotta in grandi dimensioni, era diventata una delle più popolari dell’esposizione. «Nelle immagini che scattava con la sua Laika, e nei film, rigorosamente muti, sembra di avvertire suoni e odori. Tuggener lavorava sulle emozioni. Il suo, come era stato definito in una recensione, era realismo poetico», racconta Martin Grasser. Ciò nonostante, soltanto nel 1969 e successivamente nel 1974 e nel 1978 l’artista ebbe l’occasione di esporre le sue opere a Monaco e in Svizzera. L’artista viveva, molto ritirato, a Zurigo, in un appartamento seminterrato colmo di mobili di famiglia. Quando, nel 1989, Martin Grasser lo visitò, invitato da Maria Tuggener, tutto era esattamente come lui lo aveva lasciato. Un grande armadio conteneva ordinatamente catalogata la documentazione dei suoi lavori. In alcuni cassetti molte bobine dei suoi film, la più parte mai vista dal pubblico e, infine, centinaia e centinaia di negativi in ordine tematico. Un tesoro tutto da studiare, sebbene il suo stile avesse fatto scuola nel dopoguerra tra fotografi come Robert Frank. Genio e regolatezza, fino all’eccesso.

Jakob Tuggener. Fotografie. Fabrik 1933-1953. Poetica e impronta espressionistica nelle immagini industriali. Proiezioni. Nuits de Bal 1934-1950. Fondazione Mast, Bologna, fino al 17 aprile. www.mast.org

 

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