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Gianfranco Baruchello e Regina José Galindo a La Fòcara di Novoli

Ogni 16 gennaio, nel comune di Novoli (LE), si tiene la Fòcara, la festa popolare più importante del paese poiché dedicata a S. Antonio Abate, patrono della città. Questo evento, le cui radici risalgono all’antichità, celebra la devozione religiosa e le origini contadine della comunità. Protagonista assoluta della festa è, appunto, la Fòcara, un falò di dimensioni imponenti, realizzato con una tecnica che si tramanda da secoli di generazione in generazione ed è costituito da circa 60.000 fascine composte da centinaia di migliaia di tralci di vite. Il risultato finale è una costruzione immensa che, con i suoi 20 metri, rappresenta la pira più grande del Mediterraneo. L’incendio della struttura, preceduto da un suggestivo spettacolo pirotecnico, avviene la sera del 16 gennaio.

Negli ultimi anni, questa festa popolare è diventata un’occasione importante per l’arte contemporanea, e attira artisti di fama internazionale (Mimmo Paladino, Hidetoshi Nagasawa, Jannis Kounellis, per citarne alcuni) che sono stati invitati a intervenire sia sulla struttura della Fòcara, realizzando lavori site-specific destinati ad essere distrutti dalle fiamme, sia negli spazi del Palazzo Baronale della città.

L’edizione di quest’anno, curata da Giacomo Zaza, ha visto l’intervento di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924) e Regina José Galindo (Città del Guatemala, 1974). L’evento si è svolto in tre spazi diversi: il Palazzo Baronale, la piazza del paese deputata a ospitare la Fòcara e un terreno in campagna nei pressi di Novoli.
Entrambi gli artisti hanno realizzato dei lavori che partivano dalla potenza distruttrice del fuoco e dalla sua connotazione di elemento purificatore, mettendo in discussione la presunta oggettività di quest’ultimo aspetto.

Baruchello, invitato ad intervenire direttamente sulla Fòcara, ha realizzato un’opera che denuncia la violenza dei nazionalismi: ottanta bandiere con impresse le bandiere di tutti gli Stati del mondo, sono state inserite sulla struttura destinata ad essere incendiata. Non si tratta di una presa di posizione contro i popoli che si riconoscono in quei simboli quanto di una riflessione sul significato della bandiera nazionale, la cui celebrazione veicola, troppo spesso, un senso di superiorità rispetto a chi non appartiene alla comunità che si rispecchia in quel simbolo. Non si tratta di bandiere singole ma piuttosto di “bandiere delle bandiere,” innalzate come vessilli di ideologie che cercano lo scontro e non l’incontro con l’altro. Baruchello compie un atto simbolico e significativo: brucia l’elemento che meglio rappresenta l’esaltazione delle differenze imposte artificialmente dall’uomo nei confronti di altri uomini.

Il giorno precedente l’accensione della Fòcara, Galindo ha realizzato una performance in aperta campagna. L’artista, legata a un palo posto sopra una costruzione in pietra di tre metri e circondata e ricoperta di fascine di legno, ha richiamato un immaginario tristemente noto e diffuso, quello delle migliaia di donne che, nei secoli, sono state condannate a bruciare sui roghi, elemento enfatizzato dalla piccola chiesa sconsacrata posta a pochi metri dal luogo dell’azione.
Quest’opera si pone nella continuità di uno dei temi che l’artista indaga con più frequenza, quello della violenza e dei soprusi che le donne (perché tali) subiscono da parte del potere, che sia quello politico della dittatura militare che ha insanguinato il Guatemala per più di trent’anni (al centro di sue numerose performance) o quello religioso della Santa Inquisizione proposto in questa occasione.

L’ultima spazio dell’evento, il Palazzo Baronale, propone un dialogo diretto tra la Fòcara e i video di Baruchello e Galindo.
L’artista italiano ha presentato Beaufort (1970) e Colpi a vuoto (2002). Il primo, in bianco e nero, ispirato dalla Scala di Beaufort (un metodo di misurazione empirica dell’intensità del vento), mostra la ripresa di una manica a vento mossa da una leggera brezza. Verso la fine del video, a questa immagine si sovrappone lo sguardo di una donna. Il secondo, a colori, è stato realizzato montando diverse riprese che inquadrano i preparativi per l’azionamento, da parte dei soldati dell’esercito italiano, del cannone a salve che scandisce il mezzogiorno sul monte Gianicolo di Roma. Entrambi i video dialogano con la Fòcara, Beaufort direttamente con l’intervento di Baruchello e delle sue bandiere mosse dal vento, Colpi a vuoto perché accomuna la differenza, anche temporale, che c’è tra i preparativi, costruttivi e quasi solenni, degli eventi e la loro risoluzione, decisamente più breve che, in entrambi i casi, termina in maniera tanto celebrativa quanto distruttiva.
Il video di Galindo, invece, mostra le riprese fatte in occasione di Nadie atraviesa la región sin ensuciarse, una sua performance realizzata a Miami nel 2015 in cui l’artista nuda, immersa nel fango, ha invitato il pubblico a camminarle attorno, sporcandosi a sua volta. In questo caso, dalla relazione tra l’opera e la Fòcara, emerge una contrapposizione tra il ruolo purificatore del falò e quello di un’artista che, estremizzando la propria condizione di donna, vessata in quanto tale, ci invita a riflettere sulla necessità di ripensare i rapporti umani.

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