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Incontro a Palazzo. Carboni, Icaro, Mattiacci, Termini

Ho sempre amato il vocabolario e lo amo ancora. Così ho controllato per curiosità il significato dell’avverbio incontro e ho ricordato il suo “’indicare la direzione” ma soprattutto “l’eliminazione della sfumatura ostile insita in contro”. Questo per affermare che Incontro a palazzo. Luigi Carboni, Paolo Icaro, Eliseo Mattiacci, Giovanni Termini, mostra curata da Adele Cappelli, è un titolo forse meno scontato di quanto appare e che, talvoltarimembrare l’etimologia delle parole fa bene anche a chiarire concettualmente la progettualità di una mostra, penetrando aspetti che, come in questo caso, per ovvietà potrebbero finire con l’essere trascurati. In sostanza, il vero cuore di questa mostra appena conclusasi non era la vicinanza – fisica e spaziale – fra l’arte contemporanea e quella antica, tantomeno l’idea che la prima dialogasse con un luogo del passato, cosa oramai prassi da almeno un decennio e oltre e più che consolidata, quanto invece la rimozione di una supposta resistenza a diversificati linguaggi che, badate bene, non riguardano tanto la contrapposizione passato e presente, quanto invece il presente stesso. Mi spiego meglio: le opere di Carboni, Icaro, Mattiacci e Termini potevano essere fruite sia scegliendo di attraversare Palazzo Ducale, imbattendosi pertanto in Giovanni Bellini o Piero Della Francesca, sia escludendo tale ipotesi. In questo caso il solo passeggio lungo le logge non offriva alcun incontro con i grandi maestri del Rinascimento ma la sola relazione con quattro artisti e quattro diversi linguaggi espressivi. Sicché il vero incontro a Palazzo è stato con loro e l’autentica eliminazione del “contro” si concludeva con il riscontro dell’eterogeneità che accompagna i nostri tempi. Salite le scale erano due le scelte possibili: o dritto verso Paolo Icaro o a destra verso Eliseo Mattiacci. Potevamo scegliere. Fingendo di andare a destra s’incontravano le Tavole degli alfabeti primari di Eliseo Mattiacci che, nel denunciare la morte della cultura paradossalmente e di converso narravano proprio della sua potenza millenaria (nel frattempo – volendo – facendo il giro al contrario si sarebbe potuto deviare e andare a vedere l’opera di Giusto di Gand così da apprezzare ancora di più il senso dell’eternità dell’arte).

Girando poi ci s’imbatteva nei grandi dipinti di Luigi Carboni, opere quasi enigmatiche, attraversate da geometrie di matrice astratta – talvolta dalle fattezze meccaniche – originanti al contempo forme dai profili non propriamente identificabili, i cui colori, tuttavia, suggerisco un mondo naturale e che, in ultima analisi, sollevavano in quel contesto domande sulla più antica e mai morta delle tecniche artistiche.

Poi ancora – spiazzante – l’installazione di Giovanni Termini che, chiaramente organizzata per predisporre lo sguardo su problematiche di vivibilità dello spazio e la sua architettura – si chiama Ostacoli la sua opera site-specific e non a caso – costringeva il visitatore ad una forzata osservazione del suo stesso passaggio lungo la loggia. Anche qui, sarebbe bene ricordare il messaggio e il vero significato dell’ Umanesimo, niente più e niente meno l’uomo e la sua misura nello spazio, esattamente ciò che in chiave contemporanea narra Termini con i pochi elementi rappresentanti l’oggi.

Infine, Paolo Icaro con la sua Linea di equilibrio chiudeva (o apriva) questo percorso con una scultura a terra che, nello spezzare la concordanza architettonica del luogo poneva attenzione a quel principio che per secoli ha sorretto la nostra cultura. Dell’equilibrio, infatti, il Rinascimento ha fatto il proprio vessillo ed è proprio l’equilibrio che Icaro ci rammenta essere quanto di più compromesso vive la nostra epoca.

Incontro a Palazzo

Luigi Carboni, Paolo Icaro, Eliseo Mattiacci, Giovanni Termini

Urbino, Palazzo Ducale, Soprallogge del piano nobile

Mostra conclusa il 21 luglio 2019