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intervista a Marinilde Giannandrea/ Senso Plurimo, Lecce

A cinque anni di distanza dal suo esordio, Senso Plurimo è diventato un appuntamento consolidato, che stimola i giovani artisti pugliesi a confrontarsi con gli spazi espositivi dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce e che contemporaneamente pone un ponte di congiunzione tra le arti visive. Sul finire di J’Ai Vu, l’intervento di Gianluca Marinelli – e in attesa delle prossime inaugurazioni –  Marinilde Giannandrea racconta la sua esperienza curatoriale, partendo dalla genesi del progetto che ha visto nel corso delle varie edizioni artisti, critici ed intellettuali confrontarsi su tematiche esistenziali e sociali.

M.G.: I Cantieri Teatrali Koreja hanno sempre ospitato rassegne di arti visive e, quando nel 2010 mi hanno chiesto di occuparmene, ho pensato che bisognava creare un format con una specifica identità. La rassegna è scandita da una serie di mostre personali e ogni artista si confronta con lo spazio espositivo, il box progettato da Rune Ricciardelli. La programmazione espositiva va di pari passo con quella degli spettacoli teatrali e dà la possibilità a un pubblico molto ampio di entrare in contatto con  le diverse declinazioni dell’arte contemporanea.

In un momento storico in cui si parla sempre più di internazionalizzazione e di mercato globale, guidato da un sistema che offre poco spazio e poche possibilità alle nuove generazioni, Senso Plurimo rivolge la sua attenzione al territorio ed alla giovane arte. Perché è diventato fondamentale sostenere le nuove leve ed incitarle ad operare nel proprio territorio d’appartenenza?

M.G.: Il sistema artistico istituzionale in Puglia è piuttosto chiuso, raramente si dà spazio ai giovani artisti e alcune iniziative, che in passato hanno dato buoni risultati, hanno avuto anche vita breve. In questo caso si è voluto offrire non solo un luogo espositivo, ma anche l’opportunità di una serie di approfondimenti e riflessioni ed è stato importante il contributo dei critici che hanno collaborato all’interno della rassegna in ottica corale e plurale.

Cosa permette al curatore di rinnovare costantemente passione ed impegno, mostrando costantemente uno sguardo attento e fresco, mai “riciclato”?

M.G.: Sicuramente la passione nasce dal lavoro con gli artisti e dalla curiosità di osservare le tendenze e le linee di ricerca nel territorio pugliese. Siamo alla quinta edizione e, grazie al numero delle mostre e agli approfondimenti, la rassegna è diventata un osservatorio sistematico della giovane arte pugliese. Negli ultimi anni, ad esempio, si sta formando una nuova generazione di artisti/operatori culturali, capaci di gestire in prima persona i propri processi e soprattutto di coniugare il legame con l’identità geografica con una dimensione più internazionale.

In questi cinque anni gli artisti invitati hanno offerto ai fruitori prospettive visionarie sempre originali, dimostrando come sia possibile rivedere e pensare uno stesso spazio. Credi che Senso Plurimo sia ormai un format consolidato oppure potrebbe esser suscettibile di modifica e/o migliorie?

M.G.: Senso Plurimo potrebbe avere un respiro più ampio se le istituzioni locali si accorgessero di noi. È interamente prodotta dai Cantieri Teatrali Koreja e soffre di limiti economici. In ogni caso quest’anno abbiamo aperto un focus su cinque giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e abbiamo iniziato a programmare una serie di dialoghi e omaggi con artisti più noti. Per i prossimi anni abbiamo l’obiettivo di ampliare e potenziare il confronto  generazionale.

 

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