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“La pratica inevasa” di Gino D’Ugo

Rimango spesso colpito e rapito da quei muri dove le persone affiggono oggetti, foglietti con frasi, oboli dedicati a una presenza superiore, o alla sorte, perché protegga qualcosa a cui tengono, qualcosa di prezioso.
Interpreto questi luoghi attraverso i frammentari individuali pensieri che manifestano, come
accumulatori di energie. Li leggo come una manifestazione del senso del sacro individuale, che non è regola d’ordine ecclesiastico né ideologia.” G. D’Ugo

Riflessioni d’artista che invitano il fruitore ad interrogarsi su tematiche inerenti il senso della vita, il bisogno di credere nell’esistenza di un’entità superiore che protegga lui ed i suoi cari. Investigazioni al di fuori delle questioni di carattere ecclesiastico ed ideologico per porre, invece, attenzione sul processo di accrescimento della sensibilità individuale che ne consegue e che si sviluppa nel quotidiano modo di vivere.

Concentrandosi sul concetto de La pratica inevasa, da cui il titolo dell’esposizione ospitata presso lo spazio indipendente 16 CIVICO, Gino D’Ugo (Roma, 1968 – vive e lavora a Lerici) propone un’indagine sui generis che, prendendo le mosse dal termine comunemente impiegato per le pratiche burocratiche rimaste insolute, giunge ad uno slittamento di senso verso una dimensione catartica: un pensiero o un’immagine, a volte, possono riaffiorare producendo un qualcosa di ingombrante, anche se effettivamente non esistente, che pesa nel profondo della nostra anima.

La mostra, in parte eseguita grazie alla partecipazione attiva del pubblico esortato ad inviare (fino al 20 aprile) lavori cartacei di ogni genere sull’argomento investigato ma capaci di far «emergere un impulso che elimini persino la paura del contraddirsi, per un evolversi sociale che rompendo sistematicamente la convenzione ne rispetti l’esistenza», presenta un dialogo tra l’artista romano e lo spettatore. Un confronto pacifico tra individui per uno scambio e una meditazione che non vuole per dare risposte, né certezze ma solo proporre spunti, aperture e riletture di ciò che permane.

Il percorso espositivo è dislocato in diversi ambienti adiacenti. All’ingresso due opere accolgono l’osservatore – Dimentica (2018) ed il dittico MAITIDIRO (2019) – disorientandolo, grazie all’ossimoro appositamente creato tra parole ed immagini di senso opposto, ed invitandolo ad accogliere nuove prospettive e vedute. Poco più in là da una stanza buia affiora, tramite l’illuminazione a occhio di bue, l’installazione CIRCLE consistente in un piccolo cumulo di cenere accompagnata dall’audio del vuoto televisivo, simbolo di sospensione delle trasmissioni e parte dell’opera Tempo Fertile esposta nella precedente mostra presso Gate 26A di Modena. Qui, il senso di alienazione, di vuoto interiore e d’inquietudine reso con la componente sonora è accentuato dall’impiego del materiale organico – elemento che richiama varie allegorie: dalla purificazione alla rinascita, dalla morte alla penitenza – continuando a suscitare nel fruitore opposte sensazioni. Lavori, questi, selezionati da Gino per convergere la nostra attenzione verso concetti già sperimentati nel quotidiano come la trasmissione della memoria e la scelta individuale.

Proseguendo si arriva nella sala in cui sono appesi su parete i contributi eseguiti da coloro che hanno accolto l’appello invocato dall’artista: piccole espressioni sinonimo di ulteriori personali visioni dell’argomento trattato.

Attraverso quest’evento Gino dà vita a una zona aperta, relazionale i cui frutti saranno visibili solo a esibizione conclusa.

“La pratica inevasa” di Gino D’Ugo

Dal 23 marzo al 20 aprile 2019

16 CIVICO

Strada Provinciale San Silvestro, n. 16 – 65129 – Pescara

orario: nei giorni successivi l’inaugurazione è necessaria la prenotazione

ingresso gratuito

tel: +39 3402537653

email: 16civico@gmail.com

sito: www.16civico.wordpress.com

fb: https://www.facebook.com/Sedicicivico/