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Le porte di Mikayel Ohanjanyan a Milano

Piccole, ma monumentali nell’intenzione. Così definisce le sue opere Mikayel Ohanjanyan. Con questa esposizione all’Università Statale di Milano, l’artista armeno, nato a Yeravan nel 1976 e ora fiorentino di adozione, inaugura il progetto la “Statale Arte”. Negli spazi seicenteschi, di ispirazione rinascimentale, opera dell’architetto Francesco Maria Richini, verranno proposte mostre personali di artisti italiani e stranieri, che lasceranno un loro lavoro all’università per costituire nel tempo un museo. Attualmente nel cortile della Ca’ Granda trovano spazio Tasnerku +1, tredici sculture in basalto, acciao corten e cavi d’acciao ciascuna di 45x43x26 cm, per una lunghezza di tredici metri, mentre nel loggiato è stata installata Dur, composta da due elementi cubici di 120 cm per lato, in materiali misti, tenuti in tensione da corde. «Entrambi i lavori, sebbene con una genesi diversa, rappresentano il concetto di “porta”, intesa come passaggio, criticità ed equilibrio. Da qui il titolo della mostra Durk, plurale per porte, in armeno», racconta Ohanjanyan. «Ritengo le mie sculture in sintonia con questo luogo di conoscenza. Sia in Tasnerku+1 sia in Dur si ritrovano echi di numerologia e teoria musicale. Nella prima c’è anche un richiamo ai 223 megaliti in basalto, del VI millennio a.C., del sito archeologico di Karahunj, nel sud dell’Armenia». Una località che deve il suo nome forse alle parole kar, pietra, e hunge, suono, alludendo a delle pietre “parlanti”, forse per l’insinuarsi del vento attraverso i fori dei menhir. Una sensazione e una vibrazione percepite anche da Ohanjanyan già con l’opera vincitrice del Leone d’Oro alla scorsa nell’edizione della 56° Biennale d’Arte di Venezia. Qualcosa che nell’artista risveglia la reminiscenza del “regno delle pietre che urlano”, di cui parla il poeta e scrittore Osip Mandel’štam nel suo Viaggio in Armenia, degli anni Trenta. Anche il materiale utilizzato riporta, una volta di più, al paese natale dell’autore. Il basalto delle sculture è infatti l’elemento che accomuna, pur nelle loro differenze architettoniche, le chiese armene realizzate tra il V e il IX secolo e il paesaggio di canyon a falesie. Allusioni, riflessioni, passaggi. Porte per l’appunto, tra mondi diversi.

Mikayel Ohanjanyan, DURK, Cortile della Ca’ Granda, Università Statale di Milano. La mostra è aperta al pubblico tutto il giorno per tutta la settimana, domeniche escluse. Sono previste visite guidate ogni venerdì alle 17,30 e il sabato alle 11am. Visitabile fino al 19 marzo. www.lastatalearte.it

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