home Personali, Recensioni Luchita Hurtado. I live I die I will be reborn

Luchita Hurtado. I live I die I will be reborn

Immaginate una stanza in cui è raccolta tutta la vostra vita, una scatola dei ricordi con dimensioni umane dove, al posto dei bigliettini e di piccoli oggetti, potete arredare gli spazi con i vostri ricordi.
Le gallerie d’arte, o più banalmente le mostre, talvolta svolgono questo ruolo di contenitore di ricordi, soprattutto se prendiamo in considerazione allestimenti retrospettivi o antologici, in cui il lavoro di un artista è ripercorso dagli albori fino agli ultimi anni di attività. Questi percorsi, solitamente disposti cronologicamente, raggruppano le varie tappe che hanno segnato la poetica dell’artista, al fine di mostrare l’evoluzione che l’ha interessato e che lo ha portato ad elaborare la propria arte.

Nella sua prima personale in un’istituzione pubblica, Luchita Hurtado compie questo viaggio nel passato nelle sale della Serpentine Sackler Gallery (Londra), partendo da una selezione delle sue prime opere, fino ad arrivare ai lavori di questi ultimi anni di attività.

Il primo periodo sembra in linea coi dettami dell’Espressionismo Astratto, caratterizzati da un tratto denso e spesso, con una prevalenza della componente cromatica in campiture più o meno ampie, dove gli strati di colore creano delle superfici materiche in rilievo. Questa matrice prosegue nell’ala della sperimentazione fino a prendere corpo nelle opere raggruppate sotto il nome di I “am” works, in cui iniziano a comparire degli elementi riconoscibili, soprattutto legati al corpo stesso dell’artista nudo, ricordando la tradizione del Muralismo Messicano. Il percorso continua e si evolve ulteriormente, passando attraverso un’analisi della luce. Sotto il nome di Moths lights, infatti, troviamo dipinti che indagano le modalità di rendere l’effetto della luce sulla tela: una forma geometrica bianca al centro è circondata da colori sempre differenti, restituendo effetti ottici diversi. Successivamente, il lavoro di Luchita sembra avvicinarsi alla corrente surrealista, a metà tra René Magritte e Salvador Dalì, con una prevalenza del colore blu sul quale si stagliano sagome umane, piume e sigarette. Questi “Sky Skin” Paintings ricercano un legame tra il corpo umano e il cosmo e, forse in linea con le regole della Gestalt, creano figure che l’occhio dello spettatore deve ricostituire mentalmente. Al centro dell’edificio troviamo altre due sale che interrompono il percorso lineare: Language and AbstractionLanguage and Archetype.Queste due sezioni, quasi come due parentesi, mostrano altri due campi di indagine dell’artista: nella prima, l’artista venezuelana gioca con parole e lettere, provando a combinarle in vari modi e con vari colori, diventando forse geometriche astratte che quasi perdono di significato; la seconda, cronologicamente successiva, elimina il colore per continuare l’astrazione del significato nei lavori precedenti, concentrandosi su parole simboliche che ricorrono in gran parte della sua opera pittorica. L’ultima parte propone opere inedite, realizzate negli ultimi dodici mesi, dove è possibile constatare la nuova ricerca dell’artista. Attraverso Activism and Ecology l’artista riflette sulle questioni ambientali che affliggono la nostra generazione. Le tele fanno convergere testo e immagine in una fusione tra artificiale e naturale, ad indicare un grande fabbrica ecologica in cui la figura umana si confonde con degli alberi e allo stesso tempo organi riproduttivi sono rappresentati in termini di fiori e frutti. Il titolo della mostra suggerisce la positività e la speranza di Luchita Hurtado per una rinascita che, anche se posta al singolare, suggerisce la totalità dell’umanità che rinascerà, auspicando a un mondo migliore, esorcizzato da ogni tipo di problema ambientale. Allo stesso tempo, infatti, appaiono alcuni dipinti in cui si riconoscono figure femminili mentre stanno partorendo e le teste dei neonati che fuoriescono sono rivolte verso il corpo della madre. Questa iconografia appare come madre natura nel momento in cui sta dando alla vita i suoi figli i quali, una volta usciti, si girano verso il progenitore in segno di gratitudine e per rassicurarlo. 

Serpentine Sackler Gallery
West Carriage Drive, Londra

Luchita Hurtado. I live I die I will be reborn.
Fino al 20 ottobre 2019
Info: dal martedì alla domenica, 10.00 – 18.00