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Nick van Woert. Nature Calls

Ha inaugurato lo scorso 29 maggio al MAMbo di Bologna la prima personale in Italia di Nick van Woert, una delle voci più originali dell’arte contemporanea statunitense. L’esposizione, curata da Gianfranco Maraniello,  vede raccolte nella grande Sala delle Ciminiere e negli spazi adiacenti, 33 opere rappresentative delle tematiche ricorrenti nel lavoro dell’artista. Tematiche che si sviluppano a partire da una raffinata ricerca intorno ai materiali, percepiti dall’artista come fonte generatrice di un valore altro, intrinseco al materiale stesso. Gli oggetti che popolano la nostra quotidianità, sono pertanto intesi e considerati da van Woert per la loro forma ed essenza anziché per la loro apparenza o per il loro dato funzionale. In tal senso, le opere  in plexiglass costituite da parallelepipedi sovrapposti – Home & Garden (2011), So Fresh So Clean (2011), Erratic (2012), Course of Empire (2013), di fatti degli espositori seriali, mostrano il loro contenuto solo in apparenza innocuo. Occupano questi contenitori materialieterogenei: polveri, oggetti di scarto, detersivi, prodotti industriali, manufatti vari, i quali se mescolati possono generare inquietanti e pericolose reazioni. Gel per capelli e cloro, banali presenze dell’ambiente domestico, se mischiati possono originare una sostanza incendiaria mettendo così in discussione le nostre certezze. L’artista, per questo tipo di suggestioni, ha attinto a testi quali EcoDefense: a Field Guide to Monkeywretching (Ecodifesa: guida pratica al sabotaggio) di Dave Foreman o Improvised Munitions Handbook, un manuale dell’esercito che informa su come provocare disastri servendosi di sostanze d’uso comune. A partire da tali fonti e dall’interesse di Nick van Woert nei confronti di figure come Ted Kaczynski (Unabomber) e di movimenti estremisti di “ritorno alla natura” accomunati dalla dinamica uomo vs. macchina e dal tentativo di cambiare o “dissezionare” il nostro modo di vivere, nascono le complesse installazioni, le ibride classificazioni di strumenti da lavoro e armi da cattura, reperti di oggetti antichi rivisitati nell’ottica di una trasmissione di saperi e di tecniche per il potenziale sabotaggio dell’ordine mondiale. All’ordinata catalogazione di questi lavori e di quelli in plexiglass fanno da contrappunto magmatiche e disorganizzate forme di rocce fatte di uretano e fibra di vetro, mentre singolari attrezzi ginnici alludono a un progetto di metamorfosi dell’uomo simile al processo di modellazione della scultura classica. Infine, in mostra, altre opere che toccano un’altro tema caro alla ricerca dell’artista: la dialettica tra ambiente artefatto dalla pervasiva presenza umana e natura governata dal caso, che trova origine nelle stesse origini dell’artista, nato e cresciuto a Reno (Nevada), città del contrasto tra le architetture fantasmagoriche del gioco d’azzardo e la rude realtà del deserto circostante. La mostra è aperta al pubblico fino al 7 settembre 2014.

Info: www.mambo-bologna.org

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