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Art Unlimited 2018 – riflessioni “fuori misura”

Ieri 14 giugno 2018 sono iniziati gli attesissimi mondiali di calcio e la dura verità, per gli appassionati del gioco, è che l’Italia non c’è. Cosa c’entra questo con Art Unlimited? Apparentemente nulla, non fosse altro che per un attimo grazie a Paul Ramirez Jonas abbiamo sognato una verità diversa. Con Alternative Facts (opera azione performativa presentata dalla Nara Roesler Gallery di San Paolo del Brasile) l’artista nelle vesti di un vero e proprio notaio, ha certificato, con tanto di timbro, firma, trascrizione sul libro mastro e placcatura in oro, tutte le bugie fornitegli dal pubblico trasformandole in verità. Sicché non abbiamo potuto fare a meno di notare la frase Italy will win the world cup che con ironia (e molta malinconia) ci ha ricordato di essere fuori dall’evento sportivo più grande del mondo, senza contare la perdita di miliardi che costa al nostro paese questa non partecipazione.

Tuttavia ci ripaga il mondo dell’arte. Infatti, fra le opere che sicuramente hanno catturato la mia attenzione spicca Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) di Lara Favaretto presentata dalla Galleria Franco Noero che mostra un’Italia mondialissima. Si tratta di una serie d’instabili cubi colorati composti di coriandoli (pressati all’interno di una struttura di legno che ne sostiene il volume) che con grande semplicità tocca il tema della provvisorietà dell’esistenza. Tutto è precario, ma tutto allo stesso tempo può rigenerarsi (questo quando i coriandoli vengono nuovamente compressi) o essere nuovamente ricomposti e trasformati dando vita a qualcosa di inedito e inaspettato. Così, anche la gamma di colori (ispirata a una scena del film comico Birdman del 2014) immaginata come singole note pronte a scrivere nuove partiture, appare complementare alla lettura dell’opera.

Straordinario, a mio avviso, è anche Incoming dell’irlandese Richard Mosse, opera video del 2016 presentata dalle gallerie Carlier Gebauer di Berlino e Jack Shainman di New York. È un lavoro che racconta i drammi dell’attualità, sollevando interrogativi politici ed etici attraverso la documentazione della vita dei rifugiati. Sono immagini in bianco e nero e in negativo, rielaborate secondo un eccessivo estetismo che sfuma la liquidità del video in quella di un ipotetico dipinto, recuperando un senso di mimesis contemporaneo e disarmante.

Restando sul fronte video merita una menzione Breakaway di Bruce Conner opera del 1966 presentata dalla Paula Cooper Gallery di New York in collaborazione con la Kohn Gallery di Los Angeles. Si tratta di un pioneristico 16mm in bianco e nero dove il profilo di una figura femminile danza dinamicamente al ritmo di una musica pop e cinetica, distorcendosi freneticamente tanto da suggerire un senso di evanescenza e di effimero tutt’altro che superato.

Ancora, le opere fuori scala da elencare sono moltissime. Fra quelle più recenti e da non perdere cito Tumba Abierta III del 2018 di José Yanque presentato da Galleria Continua di San Gimignano, ovvero un archivio, una raccolta di vari elementi naturali che raccontano il senso della bellezza e la loro trasfigurazione. Il Senza titolo di He Xiangyu del 2018 della White Space Gallery di Pechino, racconta le controversie della storia politica cinese (quel senso dell’uniformarsi) emblematicamente condensate nella forma in quadro di un contenitore di uova in oro puro al 99.9% dove però, 00.1% è rappresentato da un solo (e prezioso) uovo al centro. La riflessione è più che palese ed efficace. Ancora, segnalo come opere da vedere la video installazione di Candice Britz TLDR del 2017 rappresentata dalle gallerie Goodman di Johannesburg, Kaufmann Repetto di Milano e Kow di Berlino, che tocca i temi del sesso, del femminismo, delle ragioni umanitarie sostenute da Amnesty International e dalle attrici di Hollywood per l’abolizione del sex-work. Ci accoglie, invece, in entrata I miss Socialism, maybe…,del 2010 dell’artista bulgaro Nedko Solakov, rappresentato sempre da Galleria Continua, che attraverso la scrittura cinese confonde il senso e i confini della cultura socialista.

Sono numerosissime le opere storiche che meriterebbero attenzione. Poetica è l’installazione di Barbara Bloom The Tip of yhe Iceberg del 1991 presentata dalla Galerie Gisela Capitain di Colonia in collaborazione con Raffaella Cortese di Milano, di grande impatto il dipinto di James Rosenquist portato dalla Edward Tyler Nahem Fine Art di New York, simpatici gli attaccapanni di Arman portati dalla Galleria Georges-Philippe e Nathalie Vallois di Parigi. Hanno un po’ stancato, invece, sebbene ne comprendo le presenze, tanto Yoko Ono quanto Ai Weiwei.

Infine, una piccola riflessione la pongo basandomi su due interventi. Il primo riguarda la stanza dedicata ad Alberto Burri, organizzata dalla Luxembourg e Dayan di New York che mostra dei favolosi dipinti neri del maestro italiano: intensi, laceranti, penetranti e capaci di porre riflessioni importanti. Il secondo interessa l’opera di Daniel Buren portata da Galleria Continua. Si sale sopra e si cammina fra gli spalti del Buren e quello che si vede, oltre a grandi opere fuori scala sono per l’appunto dei box, in perfetto stile fieristico che oggettivamente diminuiscono l’impatto originale di Art Unlimited, curata per il settimo anno consecutivo da Gianni Jetzer. Qualcosa è evidentemente cambiato nel tempo. Sicché la presentazione di uno spazio come quello dedicato a Burri, nonostante la bellezza di queste opere, avrebbe potuto tranquillamente locarsi al piano inferiore, e non funziona neanche Buren che tanti, invece, ricorderanno fra le prime edizioni avere veramente attivato la struttura dello spazio intervenendo sulle scale mobili della fiera (Passage de la Couleur, 26 secondes et 14 centièmes del 2007 acquisita dalla fiera e oggi accesso ad Art Unlimited 2018). Tuttavia siamo nel 2018: le cose cambiano, vedremo cosa ci regalerà il futuro.

Photo gallery a cura di Roberto Sala