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Gianfranco Baruchello Cold Cinema

Una raccolta di opere filmiche di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924) riunite in una mostra e messe a confronto con pittura, romanzo, disegni, oggetti, appunti. Gianfranco Baruchello: Cold Cinema è la personale prodotta da Triennale di Milano e realizzata in collaborazione col Museo MADRE di Napoli. Si viene catturati in un percorso dove decostruzioni, assemblaggi, montaggi e collage ci fanno riflettere su dimensione dell’inconscio, ruolo del linguaggio, relazione col quotidiano e soprattutto col tempo. Nel video “Il grado zero del paesaggio” (1963) la narrazione è ridotta all’inquadratura di distese marine su cui la telecamera è fissa. In questa visione del divenire dell’essere nel tempo ciò che è apparentemente irrilevante e sempre identico in realtà muta costantemente. Quello di “Tic Tac” (1999) è un tempo registrato in sé e scandito dal rumore ritmico degli oggetti ripresi mentre in “Retard” (1996) è misurato da un contasecondi, inquadrato come intervallo tra una ripresa e l’altra di uno stesso soggetto a distanza di circa due secondi. Sembrano invece ritagli di tempo congelato i “Leftovers” del 1975, scatole di plexiglass dove Baruchello ha racchiuso residui quotidiani rimasti sul tavolo di lavoro a fine giornata. L’accumulazione è quasi una costante: “Una settantina di idee” (2014) è un’installazione che funge da archivio ideale di idee, spunti e soggetti per possibili film. Tra le idee realmente realizzate c’è invece “Verifica incerta”, opera filmica emblematica dell’arte di appropriazione, realizzata tra il 1964 e il 1965 e creata utilizzando 150.000 metri di pellicola di cinema americano degli anni cinquanta e sessanta destinata al macero montati con nastro adesivo. La decostruzione di Baruchello non è solo fisica ma a volte ha come mira anche i meccanismi dell’ideologia, sia politica che dell’informazione, con video dotati di un linguaggio surreale e ironia critica: in “Costretto a scomparire”(1968) l’autore segue le fasi dello smembramento di un tacchino di provenienza americana su un sottofondo di inni e marce nazionali. La tripla installazione “Tre lettere a Raymond Roussel”(1969) è dedicata al poeta Roussel (1877- 1933) e alle sue associazioni linguistiche inconsce e tanto spontanee da perdere il controllo razionale. Si tratta di un montaggio di materiale filmico selezionato associato a brevi sequenze girate da Baruchello stesso mentre il sonoro è montato su registrazioni della voce dell’autore nel sonno, nel dormiveglia o al risveglio. In questo collage poi virato in azzurro decostruzione e montaggio rendono memoria e sogno un territorio esplorabile. Il film è accompagnato nella stessa sala da una sorta di diario onirico dal titolo “In Store”, una selezione di 100 disegni (dai 150 originali) coi quali Baruchello ha tentato, dal 1970 al 2000, di raccontare i suoi sogni. Ancora una volta un archivio, stavolta di ciò che ci sembra impossibile da trattenere.

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