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OSTRALE – La Biennale di Dresda – e un’indagine sul senso di Riforma

È la Germania, in questo momento, la regina delle manifestazioni dedicate all’arte contemporanea, con Documenta a Kassel in testa, senza dubbio Skulptur projekte a Munster, ma anche grazie ad OSTRALE, la mostra d’Arte Contemporanea di Dresda, la 3° più grande del paese ( che quest’anno spegne 11 candeline trasformandosi in Biennale). Inaugurata lo scorso 28 luglio, per tutta l’estate fino al 1 ottobre, vedrà l’Ostragehege (area paesaggistica protetta di 20.000 m² cr.) animarsi con la presenza di 164 artisti invitati e provenienti da 25 nazioni diverse, per un totale di oltre 1100 opere esposte.

Dresda, centro della Sassonia, pesantemente bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, è oggi una delle mete culturali più attraenti della Germania, oltre che candidata a capitale europea della cultura per il 2025, non solo per il ricco patrimonio museale che possiede (Gemäldegalerie Alte Meister, Galerie Neue Meister, Albertinum, tanto per citarne alcuni) ma anche per la crescita che in questo decennio ha visto OSTRALE diventare un punto di riferimento nel panorama artistico non solo tedesco ma anche internazionale, grazie all’originale format “aperto” – sin dalle prime edizioni – a tutti i generi artistici e concept creativi possibili: pittura, fotografia, scultura, video, installazioni, performance, e anche danza – tratto molto ricercato negli ultimi anni da manifestazioni ammiraglie come Documenta o la Biennale di Venezia, che proprio quest’anno hanno dedicato ampio spazio alla performance e alla danza contemporanea.

L’edizione 2017 di OSTRALE, curata da Mykola Dzhychka, Oliver Kratz, Detlef Schweiger e Holger Wendland e coadiuvati dalla direzione artistica di Andrea Hilger, è accompagnata dal titolo re_form, una sorta di motto indicativo di un ponte ideale che lega il passato e la memoria al futuro e che, simultaneamente, gioca con la commemorazione del 500° Giubileo della Riforma, ossia l’anno di Lutero, parzialmente riflesso nel programma espositivo, ma anche traslato ad una possibile visione dopo Lutero stesso. Tutto questo per creare e cercare un ponte fra identità diverse, non solo quelle del presente geograficamente distanti, ma anche quelle fra epoche lontane essenziali a porre domande sostanziali all’oggi.

Siamo in un momento di Riforma? di trasformazione delle relazioni? comprese quelle che regolano il sistema dell’arte e i diversi ruoli degli attori coinvolti in questo contesto? Gli artisti oggi, in che misura plasmano o manipolano la memoria attraverso consapevoli citazioni o casuali riferimenti?

Ecco le domande poste in essere con re_form cui hanno risposto gli artisti selezionati per questa edizione, le cui opere sono state organizzate in sezioni denominate: 500 anni dopo il 2017 (Futuro); 500 anni prima il 2017 (Religioni); Storia dell’Arte; Identità; Guerra e Crisi; ‘Nuove forme di Governo.

Nutrita la presenza di giovani artisti italiani: Elisa D’Urbano (1994) ad OSTRALE con un lavoro pittorico incentrato sulla deformazione della figura umana, Francesco Palluzzi (1987) anche lui con dipinti attraversati da toni cupi, irrequieti e tratti surreali, e Cristiano Petrucci ispirato dai sistemi di microbiologia, presente con un lavoro sul tema dei codici artificiali.

Accanto a questi giovanissimi si affiancano le presenze più mature di Diamante Faraldo,  Paolo Assenza e Giovanni Gaggia, i cui lavori, formalmente molto distanti, si ritrovano insieme in questa Biennale non per caso, in quanto attraversati da un’insistente ricerca sulla memoria che interessa tanto l’individuo quanto la collettività.

A Nord del futuro è il titolo che accompagna l’opera di Diamante Faraldo (Aversa 1962), che cita un verso di Paul Celan, e che ha – spiega l’artista – :”come orizzonte visivo un planisfero in legno rivestito di camera d’aria. L’opera, nella sua dimensione tattile, configura smarrimenti territoriali ove la geopolitica si fa beffe di se stessa, in quanto i continenti sono riprodotti in posizione speculare a quella reale, come riflessi da uno specchio d’acqua. Una cartografia della memoria, espressa anche dalla consunzione dei pneumatici, dalle sigle seriali che essi portano sulla loro pelle”.
Paolo Assenza (Roma 1974), propone Del corpo senza peso. Si tratta di un’opera realizzata nel 2015 per lo spazio “TraLeVolte” di Roma e che, metaforicamente narra un possibile dialogo diretto con la Scala Santa, adiacente proprio allo spazio espositivo. I 28 gradini – racconta l’artista – sono percorribili solo sulle ginocchia, poiché la struttura di sostegno, che permetterebbe di camminarci sopra senza problemi, è eliminata. È nel “togliere”, materia ma anche “limiti”, confini fisici in questo specifico caso, che Assenza tocca corde profonde dell’animo, avvicinandosi ad una visione più pura e spirituale. Assenza ci racconta la sua personale esperienza, in relazione al faticoso cammino che ciascuno di noi percorrere nella vita, sublimando, al contempo, il dolore corporeo. In questa scala, di fatto impercorribile, si annida l’invito alla connessione tra la terra e il cielo, attraverso una riflessione profonda sul senso del vuoto.

Miratus Sum, è la performance che Giovanni Gaggia (Pergola 1977) ha riproposto ad OSTRALE durante la giornata inaugurale, già realizzata a Milano nel 2012 all’interno dell’Oratorio di Sant’Ambrogio, invitando il pubblico a cucire fianco a fianco a lui e ad ascoltare Meraviglioso, brano di Domenico Modugno, intendendo con questa semplice azione andare a scoprire, scovare, a far emergere quella “meraviglia collettiva”, talvolta inconsapevole e inespressa. A Dresda Gaggia ha contestualizzato e rielaborato la performance meneghina utilizzando i colori dello stemma della città di Dresda: il giallo – l’oro del filo – e il nero – colore della stoffa,  su cui ha ricamato con il pubblico, facendo ascoltare, in questa occasione e in cuffia Il paradiso di Patty Pravo in lingua tedesca. Negli anni ’70 a Berlino la Pravo cantava con alle spalle degli esagoni, riprodotti da Gaggia nell’Ostragehege e da chi, con lui e su sua scelta, è intervenuto tra il pubblico ricamando. L’esagono scomposto, si è mostrato costituito da triangoli che smontati, e a loro volta ricomposti, hanno formato elementi riconducibili alla forma della stella di David, simbolo della civiltà e religiosità ebraica. “Das paradies auf dieser welt” è l’altra faccia dell’oscurità, non rappresentata, secondo Giovanni Gaggia, dalla morte in sé ma dalla violenza che gli uomini infliggono ai loro simili.

OSTRALE 2017

28 Luglio | 1 Ottobre Dresda – Germania

Zur Messe 9
01067 Dresden

Phone: +49 (0)351 6533763
e-mail: [at]ostrale.de

http://www.ostrale.de

 

 

 

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