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Riflessioni su ArteFiera 2017

Si è conclusa da pochi giorni la 41esima edizione di ArteFiera, la prima con la nuova direzione artistica di Angela Vettese. Dal 27 al 30 Gennaio 2017 i padiglioni di BolognaFiere hanno ospitato la più longeva kermesse di arte moderna e contemporanea d’Italia, raccogliendo circa 48.000 visitatori. 153 sono state le Gallerie espositrici, suddivise tra MAIN SECTION e SOLO SHOW, scelte entrambe dal Direttore Artistico e da un Comitato di selezione composito. A seguire una rapida panoramica di alcuni degli espositori che hanno maggiormente attirato la nostra attenzione.

Magnetica la Galerie Mazzoli (Berlino) che presenta in sapiente dialogo i vortici “scolpiti” en creux di Donato Piccolo, l’arcano sound delle canne d’organo di Michele Spanghero, i libri che come veri polmoni inspirano ed espirano di Edith Kollath, i bracci robotici che anelano un utopico equilibrio di Roberto Pugliese. Presso Marcolini (Forlì) il Solo Show di Mustafa Sabbagh Made in Italy-Handle with care: Sabbagh investiga con eguale devozione gioventù seriali e massimi raggiungimenti dell’arte del Rinascimento, confermandosi stella polare del panorama artistico nazionale ed internazionale. Tra le opere di certo più fotografate in fiera c’è quella di Zimoun da Eduardo Secci (Firenze): un edificio concavo di scatole di cartone dove suono e movimento si commistionano ad un’estetica minimalista e a materiali di produzione industriale. Insieme con Zimoun la galleria fiorentina presenta le effuse palettes di Alfredo Pirri e le installazioni in nastro di carta nero di Monika Grzymala. Veramente mirabile il Solo Show di Ekaterina Panikanova presentato da z2o Sara Zanin (Roma). L’artista russa utilizza libri vintage come fossero tele su cui appone il proprio intervento, generando universi di straniante bellezza. Boxart (Verona) dispiega i collages e le installazioni di Andrea Mastrovito (dove il libro torna protagonista), le alchimie cromatiche di Marco Cingolani, le iconiche cancellature di Emilio Isgrò, le cosmologie di Hermann Nitsch. Da Giovanni Bonelli (Milano) citiamo Gianni Pettena, artista estremamente trasversale e libero, con le sue “Ice houses”, architetture glaciali e sublimi e Bertozzi & Casoni col loro ludico divertissement. Notevole la selezione di Michela Rizzo che affianca, tra gli altri, l’immota sospensione e l’assolutezza formale di Francesco Jodice alle installazioni poligonali tese a fendere lo spazio di Martino Genchi. La raffinata ed essenziale bicromia proposta da Davide Paludetto (Torino) si sfolgora nell’accensione rosa shocking di Suicide NY di Nicus Lucà, opera in cui l’audacissimo ductus è costituito dai cento e cento spilli che si innestano sulla tela. Da Prometeogallery di Ida Pisani L’abbeveratoio di Santiago Sierra –ardimentoso e provocatorio atto di denuncia- si commette con l’iconica Bic di Giuseppe Stampone nel suo Saldi d’Artista, con la poetica onirica e visionaria di Gabriella Ciancimino e con la potenza espressiva di Regina Josè Galindo, guatemalteca che ha fatto del suo corpo il più struggente medium d’arte. Nicola Pedana (Caserta) propone invece i pattern intrisi di luce e di cromo di Paolo Bini, reduce dalla recentissima mostra personale Left Behind alla Reggia di Caserta. Da CreArte (Oderzo-TV) l’inquieta indagine di Cesar Meneghetti s’apre alla rivelazione che “la mia presenza fisica è quella che restituisce ai tuoi occhi la mia immagine o l’illusione della mia vera rappresentazione”. Accanto a Meneghetti, Seung-Hwan Oh nelle cui opere forma e materia si deflagrano e si consumano attraverso una tecnica, del tutto perspicua, con cui il coreano innesta colture batteriche sulle pellicole fotografiche.

Photo gallery by Roberto Sala

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