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VENTI FUTURISTI nelle Marche

 

Vénti, come il numero degli artisti presenti in mostra, e vènti, quelli del cambiamento che il movimento futurista ha portato con sé non solo nell’ambito delle arti figurative ma in tutti gli aspetti del vivere quotidiano. Due omografi, non omofoni, che sin dal titolo svelano una ricca esposizione di oltre cinquanta opere tra dipinti, disegni, incisioni, studi per abiti, elementi legati all’arredo della casa e prove grafiche che raccontano il primo movimento d’avanguardia nato in Italia. Ad ogni ingresso ad una mostra dedicata al Futurismo il pensiero va a Marinetti e al Manifesto pubblicato il 20 febbraio del 1909 sul giornale parigino “Le Figaro”, alla volontà di liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, di archeologi, di ciceroni e d’antiquari, ed ecco che questo appare realmente nella prima sala di Palazzo del Duca a Senigallia (AN), sotto il soffitto a cassettoni dipinti da Taddeo Zuccari nel XVI secolo. Accostamento visivo interessante e bizzarro che ci introduce al percorso espositivo e ai protagonisti dell’avanguardia futurista: Vortice+Forma+Volume e Linea di velocità+Vortice di Giacomo Balla catturano l’occhio e lo trasportano verso quell’idea di velocità tanto adorata, alla traiettoria e al movimento meccanico dell’automobile che l’artista studia quale elemento essenziale per rappresentare il dinamismo. I Pagliaccetti di Fortunato Depero, figure ludiche costruite in modo sintetico, marciano sorridenti sul palcoscenico e si contrappongono al Ritratto di donna di Boccioni che applica con estrema precisione le scelte cromatiche espresse nel Manifesto: il volto umano è giallo, è rosso, è verde, è azzurro, è violetto. Si accendono i riflettori anche su quel nucleo di artisti futuristi marchigiani che sin dal 1922, a seguito dell’organizzazione di una mostra con opere di Balla, Boccioni, Carrà e Depero, da parte del giovane Ivo Pannaggi, iniziano a sbocciare a partire da Macerata. Tra i lavori dei marchigiani, chiusi in una teca, emergono il ritratto che Cleto Capponi fece di Primo Carnera e il volto rugoso e tetro di Vittorio Emaluele III, antesignani della vignetta politica, che rivelano le geniali capacità grafiche dell’artista ascolano. Grazie alla concessione di numerosi prestiti, Venti Futuristi presenta quindi un’ingente selezione di opere la cui bellezza credo raggiunga un apice estetico ed estatico alla visione degli arazzi di Giacomo Balla, Fuochi d’artificio e Balletto Futurista, e alle corrispondenti litografie, un bozzetto e uno studio che ricordano la volontà di questa avanguardia di inserire l’arte in altri mondi, quali ad esempio il teatro. L’ultima sezione della mostra è dedicata all’Aeropittura: La Madonna dell’ala di Bruno Tano ci introduce all’ebrezza del volo, alle battaglie aeree e ai paesaggi distorti visti dall’alto che ci trasportano verso una visione del mondo “chiassosa” che ha poi influenzato tutte le avanguardie del Novecento.

 

Venti futuristi

dal 14 aprile al 2 luglio 2017

Palazzo del Duca – Piazza Duca 1, Senigallia (AN)

a cura di Stefano Papetti

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