La Fondazione Baruchello inaugura Sinantropico, mostra personale di Silvia Cini a cura di Carla Subrizi, con la collaborazione di Marcella Dalila Muraca. La rassegna è inserita nel programma Terra come Terra in corso fino al 27 febbraio 2026, primo capitolo di un percorso di ricerca che rilegge l’eredità di Gianfranco Baruchello. La mostra è concepita come un dialogo serrato tra opere di Cini, realizzate dalla fine degli anni Novanta a oggi, e sette film di Baruchello, oltre al volume Psicoenciclopedia possibile. Si tratta di un vero confronto strutturale: lavoro, memoria, confineed ecosistema diventano campi di tensione condivisi, in cui la “terra” emerge come piano di consistenza materiale e simbolica.
Il percorso prende forma a partire da Le lieu, in cui Baruchello registra la trasformazione di un terreno dissodato fino alla sua rifertilizzazione. In Terrediriporto, Cini raccoglie terre provenienti da cantieri autostradali europei e le lascia germinare nello spazio espositivo. Quei suoli migranti testimoniano processi di dislocazione, adattamento e ibridazione, suggerendo modelli alternativi di appartenenza e nuove geografie di radicamento.


La riflessione sulla coesistenza si estende all’orizzonte marino. In La Traversata la figura di un uomo che nuota senza meta si dissolve progressivamente nello spazio aperto, mentre in Penelope Addio l’artista stessa, seduta in mare e scossa dal vento, mette in scena una resistenza fragile e ostinata, evocando la vulnerabilità dei corpi esposti alla violenza. L’acqua diventa qui soglia e prova, luogo di sospensione tra presenza e sparizione.
Il nucleo più recente della ricerca si concentra in Somnia Vana, opera che trae spunto dal VI libro dell’Eneide: “nel vestibolo dell’Ade, sotto un grande olmo, si annidano i sogni fallaci”. Cini traduce questa immagine in foglie di olmo cristallizzate nello zucchero, secondo un’antica tradizione dolciaria ligure e piemontese. L’elemento edibile si carica però di ambiguità: rese tossiche dall’inquinamento urbano e dall’azione di parassiti come la Galerucella, proliferati con l’innalzamento delle temperature. L’opera intreccia così il mito del lago d’Averno, la memoria storica delle Fosse Ardeatine, evocate da Baruchello in Ballade, e la vicenda della barbabietola da zucchero, la cui coltivazione fu incentivata da Napoleone Bonaparte. La promessa emancipatoria si riflette oggi nel fallimento delle utopie novecentesche e nella crisi ecologica contemporanea. Il “corpo della città” appare come organismo vulnerabile, segnato da relazioni compromesse con il mondo vegetale.


Da Avant Que Nature Meure provengono ulteriori lavori che mappano le orchidee spontanee fiorite in aree marginali di Roma, custodi di una biodiversità silenziosa. Le sculture di Segnasfalcio propongono prototipi di segnaletica ecocompatibile per regolare i tempi del verde urbano, traducendo la ricerca artistica in dispositivo concreto di tutela ambientale. Nel video Matyó, invece, viene sovvertita la tradizione del ricamo ungherese. Il motivo floreale, ispirato a un’orchidea selvatica di Budapest, è trasferito sugli abiti da lavoro di scienziate impegnate nella salvaguardia del patrimonio genetico. Viene così trasformato un sapere femminile relegato alla sfera domestica, in emblema di autodeterminazione e cura condivisa.


A completare il progetto, nella primavera 2026, il workshop Estranee coinvolgerà studentesse e studenti nel giardino della sede di Via di Santa Cornelia, in un seminario sul concetto di autenticità.
In un’epoca segnata da crisi ecologiche, migrazioni forzate e trasformazioni urbane rapide, Sinantropico ci invita a ripensare alla relazione tra uomo e natura. Diviene fondamentale a interrogare i modi in cui abitiamo, modelliamo e siamo modellati dal mondo che ci circonda. La mostra di Silvia Cini, dialogando con l’eredità di Gianfranco Baruchello, ci ricorda che le pratiche artistiche possono diventare strumenti di riflessione critica e di azione concreta. In questo senso, l’arte si fa ecologia sociale offrendo visioni alternative di comunità, resilienza e cura. La rassegna si configura come un laboratorio in cui immaginare forme sostenibili di coesistenza, in cui la creatività diventa leva per ripensare le gerarchie tra umano, vegetale e ambiente.
Sinantropico
Silvia Cini
Fondazione Baruchello, Via del Vascello 35, Roma
A cura di Carla Subrizi, Marcella Dalila Muraca
Dal 15 gennaio 2026 al 20 febbraio 2026
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