C’è un Sud che non urla, ma sussurra tra le crepe di palazzi nobiliari e sentieri di montagna che rievocano leggende. È tra questi sussurri che si muove Anna de Fazio Siciliano nel suo ultimo lavoro letterario, Diario di Bordo Scoppa. Frammenti di un patrimonio perduto, pubblicato da Gangemi Editore. Più che un saggio storico, l’opera si configura come un atto civile e poetico insieme, volto a sottrarre all’oblio uno dei tesori più enigmatici della Calabria. La scrittura di De Fazio Siciliano svela Palazzo Scoppa a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio. Il libro, un «patchwork» narrativo atipico, fonde il diario dell’anima, l’inchiesta artistica e l’autobiografia intellettuale. Il prodotto di questa ricerca d’archivio diventa un’esperienza sensoriale umana.



L’essenza di quest’opera letteraria risiede in quella che si può definire un’ecologia della memoria. L’autrice sceglie la forma flessibile del diario per ricucire le trame lacerate di un territorio ferito, ma ancora orgoglioso. Non si tratta di una fredda ricostruzione accademica, bensì di una stratigrafia di voci che mescola appunti, impressioni e frammenti di realtà. Palazzo Scoppa, eretto tra il 1818 e il 1825 sulle vestigia di un’antica grangia certosina, diventa il centro di gravità di un canovaccio che lega i destini della famiglia baronale alla prestigiosa Certosa di Serra San Bruno. «Scrivo per salvare Palazzo Scoppa» annota la scrittrice con forza, elevando la tutela del patrimonio a una forma di resistenza contro la cecità del tempo e il consumo superficiale dei luoghi. Al centro di questo viaggio campeggia la figura carismatica di Maria Enrichetta Scoppa (1831-1910), Baronessa di Sant’Andrea. Donna di ostinata fierezza, Enrichetta è stata per decenni vittima di una narrazione maschilista e stereotipata che preferiva indugiare su torbide leggende – come quella dei presunti amanti fatti sparire nelle sabbie mobili della diga Lacina – piuttosto che riconoscerne la reale statura di amministratrice e filantropa. De Fazio Siciliano ne riabilita la memoria, descrivendola come un vessillo di un femminile che non si piega, capace di gestire immensi latifondi in un’epoca di mutamenti sociali. L’autrice immagina gli occhi vivaci di Enrichetta che la osservano da una vecchia foto, chiedendo di essere finalmente «raccontata» oltre il mito.
Il profilo della narratrice arricchisce ulteriormente il valore del testo. Anna de Fazio Siciliano, storica e critica d’arte calabrese di formazione cosmopolita, si è forgiata tra l’Università Alma Mater di Bologna e la Galleria Borghese di Roma. Questa duplice anima, legata alle radici ma aperta ai linguaggi contemporanei, emerge in ogni pagina del Diario di Bordo Scoppa. Prima di questo volume, l’autrice ha esplorato territori diversi ma complementari: nel 2021 ha pubblicato Il gusto Egizio con Luigi Pellegrini Editore, frutto dei suoi studi romani, e nel 2022 ha indagato l’universo visionario dell’artista Giulio De Mitri (della Taranto jonica) con Rubbettino. Ha inoltre firmato saggi sulla presenza femminile nel mondo antico, come La verità, vi prego, sulle donne romane (indagine archeologica per Femme (e)-Maam Artiste), confermando una sensibilità particolare verso la storia delle donne, che qui trova il suo culmine nella figura della Baronessa Scoppa. Il testo è impreziosito da citazioni che richiamano la grande letteratura meridionalista e non solo. L’autrice evoca la «madre misteriosa e dolorosa» di Leonida Repaci e la Calabria di Corrado Alvaro, terra che sembra non avere storia ma solo «eventi». Dalle pieghe del libro emerge anche un’eco di Saverio Strati nel modo in cui viene descritta la frattura tra il mondo arcaico e la modernità. Questa è una ferita che l’autrice tenta di sanare con la «parola», considerata l’unico strumento capace di ridare dignità a ciò che è stato spogliato di tutto. Ogni frammento è un reperto: dalle maioliche cinquecentesche del loggiato agli arredi novecenteschi, fino alla pala d’altare d’ispirazione michelangiolesca presente nel palazzo, tutto concorre a ricostruire un’eredità dispersa. La scrittura di De Fazio Siciliano è accattivante, con frammenti cinematografici, capace di passare dai «lampioni giallognoli» del bar Piancastello ai «viali di verde cangiante» della Lacina. Il Diario di Bordo Scoppa, cofinanziato dal Parco Naturale Regionale delle Serre, non è quindi solo un libro su un palazzo in rovina, ma un monito contro l’indifferenza. È un invito a riscoprire la bellezza nascosta tra le crepe di una terra che, nonostante l’abbandono, non smette di generare meraviglia. Narrare, in queste pagine, diventa l’unico modo per vincere contro ogni vittimismo e sopraffazione, scegliendo il «posto delle parole» come luogo d’elezione per abitare il mondo.




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