Eterno Presente

Il tempo, la forma e la memoria. Si possono così condensare gli elementi essenziali che affiorano osservando le sculture qui esposte di Simone Negri.  Da raffinato ricercatore di tecniche sperimentali, l’artista prosegue senza soluzione di continuità il percorso di ricerca costruito in anni di lavoro attorno alla ceramica, aggiungendo in questa sede un nuovo materiale finora inedito nelle sue opere: la resina acrilica. Un elemento di sintesi, quest’ultimo, che lo scultore plasma mantenendo fede al modello formale elaborato già nei precedenti lavori in ceramica e che caratterizza di fatto il tema privilegiato della sua indagine, tanto da divenire elemento centrale sul quale l’artista identifica e rende riconoscibile il proprio linguaggio.

L’intensa ricerca ceramica di Negri muove infatti dall’intento di dilatare, oltre l’umano confine, la preziosità di un tempo trascorso. Un vissuto esperienziale non necessariamente personale o riferibile ad una situazione concreta, ma dal valore simbolicamente decisivo, tanto da essere preservato nella sua statica ed immutabile eternità, idealmente custodito all’interno di un profilo puro, che evoca primordiali forme sacre ovoidali, inviolabili urne custodi di un trascorso.

Le forme perfette ed archetipiche di questi che, a mio avviso, potremmo definire “contenitori di tempo” sono esse stesse il frutto di una sedimentazione, il risultato più esplicito di un sapere profondo espresso attraverso la consapevole mano dell’artista che tratta la materia attraverso un’alchemica cosmesi oggettuale. In altri termini Negri cambia pelle al materiale di origine, trasformando l’argilla o la resina in forme ancestrali che ricordano il marmo, la pietra e alcuni metalli di varia origine. La trasformazione non è certamente finalizzata a nobilitare un materiale povero, come spesso viene considerata l’argilla; ma punta anzi a palesare le potenzialità di un elemento ricco e fertile come la terra. Le opere di Negri hanno la capacità di oltrepassare i confini del proprio tempo varcando la soglia di un’universalità temporale, valida cioè nel passato più remoto come nel futuro più lontano, conquistando così una legittimità che si pone al di fuori delle epoche. La serie Custodire nel Tempo rappresenta al meglio questo raggiungimento: si tratta di opere realizzate per lo più attraverso l’assemblaggio di primordiali elementi architettonici, assimilabili per forma ed atmosfera ad arcaici altari caratterizzati dalla logora superficie e dall’intenso colore nero, conferito al refrattario attraverso un’affumicante ossidoriduzione. Già da soli tali elementi sono in grado di restituire allo spettatore un’aurea di sacralità magica all’opera. All’interno di questi altari dall’aspetto fossile e dalle carbonizzate fattezze di mense sacre, uniche sopravvissute alle epoche più remote, si collocano i “contenitori di tempo”, che per contrasto appaiono inviolabili e perfetti in ogni parte, fissi ed immuni ad ogni decadenza.

Il tempo e la forma dunque vivono in un connubio di contrasti materici e formali, da cui scaturisce la presenza di una memoria simbolica priva di narrazioni esplicite e di riferimenti puntuali, ma che allude ad una situazione non visibile in sè, quasi metafisica, e tuttavia percepibile come presenza concreta, che silenziosa permane statica in un presente che si rivela costantemente reiterato.  Nelle opere in resina, composte da una serie di nove elementi applicati ad un supporto parietale, il processo visivo si semplifica. L’artista, pur mantenendo il profilo ovoidale del “contenitore di tempo”, capovolge l’orientamento dell’oggetto e trasforma l’opera da scultura a tuttotondo a bassorilievo, offrendo una lettura in sezione aperta della superficie esterna. La tendenza alla semplificazione nella strutturazione dell’opera, lungi dal rappresentare una rinuncia alla profondità dei contenuti e alla complessità del messaggio veicolato, diviene in realtà un nuovo passaggio nel percorso di ricerca dello scultore, che sceglie di interrompe il contrasto tra tempo e materia cercando un dialogo diretto con la condizione odierna, in cui l’opera si inserisce adattandosi di volta in volta a contesti diversi, pur mantenendo fede alla proiezione di un tempo trascorso in un eterno presente.

 



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Data e Ora
17/12/2016 / 16:00 - 19:00

Luogo
Studio Dodici