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Ignazio Gadaleta — Preghiera infinita. Pittura come esercizio di visione e devozione

L’esposizione di Ignazio Gadaleta riunisce ventitré opere realizzate tra il 1979 e il 2021, tracciando un arco temporale che documenta continuità linguistica e trasformazioni di ricerca, dalla stagione formativa alla maturità più recente 

Il nucleo concettuale dell’opera di Gadaleta si fonda su ciò che egli stesso definisce una strutturazione linguistica “tissulare”: un sistema di micro-segni e micro-pennellate che costruiscono superfici vibranti, dense di ritmi e modulazioni cromatiche. Si tratta di un dispositivo percettivo che trasforma la pittura in campo energetico il quale produce, secondo la sua formulazione, vere e proprie «ebbrezze percettive». La visione è dunque processuale e cinetica: il quadro muta mentre lo spettatore si sposta, generando un’esperienza ottica attiva e sempre diversa. Tale carattere relazionale colloca Gadaleta entro una linea della ricerca analitica italiana che, dagli anni Settanta in poi, ha interrogato il quadro come evento visivo più che come immagine.

Il titolo della mostra infatti non è metaforico ma dichiarativo. L’artista considera l’intero suo percorso come una preghiera senza fine, assimilabile al gesto iterativo del rosario: la ripetizione della pennellata corrisponde alla scansione dei grani, trasformando il fare pittorico in atto meditativo stabile e duraturo. Questa dimensione spirituale, così, si traduce in una pittura intesa come disciplina interiore, esercizio di concentrazione e apertura trascendente, restituendo alla non-figurazione un possibile statuto mistico. La mostra evidenzia alcuni motivi ricorrenti: superfici monocrome prossime al bianco assoluto, campiture blu percorse da volute spiraliche, illusioni di estroflessione pur in presenza di superfici piane, creando abbagli percettivi memori di impressioni oceaniche. In particolare i blu evocano non tanto il cielo quanto dinamiche marine, suggerendo un legame biografico con l’origine adriatica dell’artista mentre in alcuni lavori la presenza simbolica di oggetti (come conchiglie o strumenti del dipingere) introduce un livello metalinguistico che riflette sulla pittura stessa.

Le opere più antiche presenti risalgono al 1979-1980, quando Gadaleta indagava il linguaggio pittorico rappresentando cavalletti, tele e tavolozze in tonalità quasi monocrome. Queste immagini di strumenti, vere meta-icone del fare artistico, segnano la fase di superamento del tonalismo locale e l’ingresso in una ricerca più concettuale e strutturale. Negli anni Ottanta e Novanta la sua attività espositiva si intensifica e riceve l’attenzione di critici quali Enrico Crispolti, Luciano Caramel e Gillo Dorfles. Nel suo insieme la mostra è concepita come esperienza diretta e non mediata: l’artista insiste sulla necessità della visione dal vivo, poiché solo la presenza fisica consente di cogliere la vibrazione materica e luminosa delle superfici pittoriche. La formula più efficace per definire l’insieme della sua ricerca è probabilmente quella indicata dallo stesso artista: poetica del vedere. Il quadro non comunica un contenuto, attiva uno stato percettivo e contemplativo nello spettatore, invitandolo a sostare e in tal senso l’intera ricerca si colloca entro una linea di astrazione italiana che, pur muovendo da matrici analitiche, non rinuncia alla dimensione emotiva e spirituale dell’immagine.


Ignazio Gadaleta
Preghiera infinita
Museo Diocesano di Molfetta
23 gennaio — 19 aprile 2026
Ingresso gratuito (mar-ven 10-17; sab-dom 10-13 / 17-20; lunedì chiuso)

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Ignazio Gadaleta — Preghiera infinita. Pittura come esercizio di visione e devozione

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