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La Femminella: l’arte che ridà vita all’acqua e alla memoria di Castelnuovo di Porto

Dopo oltre dieci anni di chiusura, La Femminella è tornata a essere uno spazio vivo, attraversato dall’acqua e dall’immaginazione, grazie al progetto artistico Le Vie dell’Acqua, firmato da Annalinda Maso e curato da Giulia Marcellini.

L’iniziativa ha avuto come obiettivo principale celebrare la storia e la memoria di questo luogo. Annalinda Maso è stata protagonista di un dialogo tra installazioni site-specific e performance dal vivo, intrecciando linguaggi contemporanei con la tradizione popolare. Per secoli, il lavatoio era stato un punto di incontro per le donne del borgo: qui si lavavano i panni ma si condividevano anche notizie, racconti e leggende che attraversavano le generazioni. Tra queste, la storia della Femminella è rimasta una delle più evocative.

Secondo la tradizione, nelle ore più silenziose della sera lo spirito di una giovane donna si aggirava tra le vasche di pietra, accompagnato dal suono dei panni battuti e da un canto leggero percepito appena. Maso ha reinterpretato questa leggenda in chiave contemporanea, trasformando il lavatoio in uno spazio immersivo in cui la memoria storica si incontrava con la percezione sensoriale dei visitatori. Il momento simbolico della rinascita si è materializzato il 21 marzo 2026, quando cittadini e visitatori sono stati coinvolti in un’azione collettiva di arte partecipativa nell’ambito delle Giornate Fai di Primavera. L’artista ha srotolato un lungo filo rosso per collegare idealmente la Rocca Colonna al lavatoio, creando un percorso fisico e simbolico attraverso il borgo. I partecipanti hanno accompagnato il gesto con i propri passi, generando un collegamento tangibile tra due luoghi simbolici e trasformando la memoria storica in esperienza condivisa.

L’installazione non si è limitata al gesto simbolico. Al primo piano della Rocca Colonna, nella Sala delle Carceri, sono stati infatti presentati lavori video-sonori e fotografie realizzati da Maso insieme a Lorenzo Giovannola. Qui la narrazione artistica si è concentrata sul rapporto tra sacro e contemporaneo, con l’acqua come elemento centrale, simbolo di vita, flusso e memoria collettiva. Il progetto artistico curato da Giulia Marcellini ha reso possibile un’esperienza completa, in cui il visitatore ha avuto l’occasione di percorrere fisicamente le vie dell’acqua, osservare e riflettere sul tempo, sulla leggenda e sull’identità locale.

La poetica di Annalinda Maso, artista visiva nata a Roma nel 1998 e residente a Castelnuovo di Porto, si esprime attraverso un linguaggio espressionista che trova forma nel carboncino, negli acquerelli e nell’olio su carta. La sua attenzione alla quotidianità, ai silenzi e ai momenti sospesi nel tempo si traduce nei suoi lavori in un dialogo sensibile e acuto tra arte e storia dei luoghi. Con Le Vie dell’Acqua, Maso ha saputo restituire ai luoghi il loro valore simbolico, trasformando l’antico lavatoio in un contenitore di emozioni, ricordi e narrazioni collettive. Il progetto, già presentato in altre sedi come Castelnuovo Fotografia nel 2024, Rocca di Albornoz a Narni nel 2025 e Circuiti Dinamici a Milano nel 2025, aveva raccolto attenzione critica per la sua capacità di coniugare memoria, identità e innovazione. La restituzione del lavatoio alla comunità ha dunque rappresentato un invito a riscoprire un patrimonio storico attraverso la lente della contemporaneità e della partecipazione.

Oltre alla dimensione site-specific, Le Vie dell’Acqua ha creato occasioni di dialogo tra discipline diverse. La performance dal vivo e le installazioni sono state concepite come punti di incontro tra la narrazione storica e la sensibilità contemporanea, offrendo ai partecipanti la possibilità di vivere un’esperienza immersiva e condivisa. L’acqua tornata a scorrere tra le pietre antiche come simbolo del flusso continuo della memoria, capace di unire passato e presente, leggenda, realtà. Il filo rosso, percorso dai visitatori, ha trasformato il borgo in un teatro a cielo aperto in un’occasione speciale e unica, facendo emergere la forza evocativa di una storia che continua a vivere. L’azione partecipativa ha messo al centro la comunità e ha restituito agli spazi indagati da Maso la loro funzione di luoghi di incontro, scambio e condivisione.

Con la riapertura dell’Antico Lavatoio, Castelnuovo di Porto ha riconquistato un pezzo di identità collettiva. Grazie alla sensibilità di Annalinda Maso, alla visione artistica di Giulia Marcellini e al sostegno del FAI e dell’Amministrazione Comunale, il lavatoio ha ripreso vita come spazio culturale, simbolo di memoria e di poesia. Tra mito e realtà, la Femminella continua a muoversi silenziosa tra le vasche, custode di una storia che scorre da secoli e che ora trova nuova voce attraverso l’arte contemporanea. 

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