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Migrantes, la speranza

Nonostante l’uomo faccia di tutto per trasformarsi in sedentario, lo sforzo è vano. Anzi, ridicolo. Perché la nostra specie è viva e in cerca di una speranza costante; in altre parole, è migrante (basterebbe concentrarsi un paio di secondi per comprenderlo). Tuttavia, contro corrente all’anima che spinge a vivere, o al desiderio di creatività che forma la morale, abbiamo dimostrato ampiamente l’ostinazione della nostra “sedentaria” cattiveria. E dopo aver distrutto il mondo, e tutto ciò che il mondo è sempre stato, cioè una palla verde-blu, che rotola e migra anch’essa, la cui superficie calpestatile è la tangibile visione della libertà dei suoi abitanti, oggi non facciamo che innalzare frontiere, ovunque, per terra e per mare, dominando l’autonomia di spazi sempre più piccoli; spinti dalla paura del non-familiare, gelosi della nostra immunità biologica, custodi di un’identità culturale fasulla, tratta da schemi artificiali e impregnata dal fetido puzzo del denaro.

La mostra “Mingrantes”, coorganizzata dagli Uffici della Diocesi di Ragusa, inaugurata a Palazzo Garofalo, curata da Giuseppe Di Mauro, sotto la direzione artistica di Salvo Barone, con il contributo critico di Elisa Mandarà e Andrea Guastella, e la consulenza scientifica della Cattedra di “Dialogo tra le culture” del comune ibleo, ha dato linguaggio, attraverso il linguaggio di trentanove artisti, a ciò che nelle cronache contemporanee appare quale “minaccia” a un Occidente in frantumi, auto-fagocitante, e che attraverso il cosiddetto “fenomeno migratorio” -malgrado il compito sarebbe risolverlo- ha trovato una fiammella che per i prossimi anni alimenterà esponenzialmente il proprio capitale (lo leggo dalle stime, sia chiaro; qui non non c’è spazio per inventare storielle). Seguendo coerentemente il carattere tematico della mostra, le opere “migreranno” verso Comiso al Foyer del Teatro Naselli, dal 4 aprile al 19 aprile, e verso Vittoria alla Sala Mazzone, dal 22 aprile al 14 maggio.

Riunendo il complesso delle opere degli artisti in un unico “abbraccio”, poiché è difficile fornire una rassegna dettagliata singolarmente, la personale sensazione, forse positivamente influenzato dalle atmosfere barocche dal lontano sapore arabo osservato per i vicoli (il barocco siciliano è l’eco pietrificato della musicale calligrafia araba!), è simile a quella che potrebbe provare chiunque trovandosi al largo, avvolto da frontiere profonde che attirano ai fondali; mentre pare di scorgere lidi sconosciuti in evaporazione, agitati dal sogno di ritornare sulla terra ferma: e non è né cecità né illusione, bensì speranza. O migrazione e resistenza.

La procura di Catania (se qualcuno, ancora, ritiene che il sottoscritto inventi storielle) una settimana fa ha aperto un’inchiesta per far luce sui troppi interventi umanitari in mare. La domanda alla quale tenteranno di rispondere gli inquirenti etnei, qui esplicata in modo che anche un infante possa comprenderla, è questa: ma i soldi per gli interventi da dove vengono? Una domanda semplice, ardente più del magma, che potrebbe aprirne altre. Quali? Non intendo suggerire… vengono da sé, infatti.

 

Gli artisti:

ARTURO BARBANTE, ILDE BARONE, SALVO BARONE, SANDRO BRACCHITTA, MOMÓ CALASCIBETTA, CARMELO CANDIANO, MAVIE CARTIA, SALVO CARUSO, DANIELE CASCONE, SALVO CATANIA, EZIO CICCIARELLA, GIUSEPPE COLOMBO, GIUSEPPE DIARA, SALVO DIFRANCO, GIUSEPPE ANTHONY DI MARTINO, ANGELO DI QUATTRO, ALESSANDRO FINOCCHIARO, GIOVANNA GENNARO, TONY GENTILE, AMIR YEKE, GIOVANNI IUDICE, GIOVANNI LA COGNATA, GIUSEPPE LEONE, GIOVANNI LISSANDRELLO, GIANNI MANIA, SEBASTIANO MESSINA, DARIO NANÌ, LUIGI NIFOSÌ, MICHELE NIGRO, ALIDA PARDO, FRANCO POLIZZI, MAURIZIO POMETTI, LUIGI RABBITO, FRANCESCO RINZIVILLO, GIOVANNI ROBUSTELLI, PIERO ROCCASALVO, FABIO ROMANO, FRANCO SARNARI, ALFONSO SIRACUSA.

     

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